Stefano Benni.

TEATRO. Volume 1.

1999 Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 88-07-81550-X
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Indice.
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La misteriosa scomparsa di W.
Sherlock Barman.
La signorina Papillon (nel paese dei brutti sogni).
La moglie dell'eroe.
La topastra.
Astaroth.
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Fine Indice.
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TEATRO.
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La misteriosa scomparsa di W.
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PROLOGO.
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(Un teatrino di carta illuminato, buio intorno. Come un burattino, spunta fuori l'attrice V.)
V - Il giorno che io nacqui un sole improvviso meraviglioso entr dalla finestra della sala parto e illumin la scena, mia madre lanci un trillo melodiosissimo da soprano e senza sofferenza alcuna mi spar nell'aria come una palletta di cannone, io feci una doppia capriola e ricaddi esattamente tra le braccia del primario, un uomo bellissimo, brizzolato, virile non fumatore e in quell'attimo miracolo. Per la gioia a tutti i presenti ricrebbero i capelli, a chi non li aveva, si indorarono a chi li aveva, e una suora cresimina si spogli della sua palandrana rivelando un corpo stupendo abbronzato, nato per l'amore e un infermiere rozzo peloso bitorzoluto sudato la prese l per terra con il trasporto e la dolcezza di un quindicenne, e miracolo! tutti i malati si alzarono dai letti e invasero le corsie cantando, battendo il tempo con le stampelle e i gamboni di gesso, ognuno reggendo la sua flebo come un dono, e miracolo! i collassati si riebbero, i fratturati saldarono, i nefritici filtrarono, gli anemici risanguarono, i diabetici si amareggiarono, e tutti fecero cerchio intorno per vedere me, la bambina pi bella del mondo, io, Vu! (marcia trionfale)
E ci si inocul morfina, si bevvero sciroppi e anche i pi a lungo lungodegenti si levarono dai capezzali secolari e le loro piaghe da decubito erano diventate splendidi tatuaggi di draghi e sirene e "a casa!" dissero, "andiamo a casa perch abbiamo una casa, parenti, amore che ci aspetta".
E il primario dei primari vetusto barbuto occhi dardeggianti, uno Zeus (finge severit) disse:
"Ci dispiace che ve ne andiate. Questo ospedale sar vuoto senza di voi". E in quell'istante dalla sala operatoria venne un chirurgo alto, bruno, virile, non inquisito, e tra le mani sporche di sangue reggeva qualcosa di umido e rosso. E al suo fianco c'era l'operato che si teneva la pancia, cos, ma era felice, non era affatto spaventato e il chirurgo alz in alto la cosa umida e grid: "Guardate! Guardate cos'aveva in pancia il signore! Non era una metastasi, no... era un triciclo!". (alza al cielo un triciclo di carta). Un piccolo triciclo rosso. Per me! E io vi salii. Avevo solo dieci minuti di vita ma io vi salii. E partii, pedalando nel corridoio, tra le ali di degenti plaudenti e dalle camere mi lanciavano chi cioccolatini, chi biscotti vecchi, chi libri o settimanali e gridavano: "Non sappiamo pi cosa farcene di queste cose, siamo guariti!".
E cos uscii dall'ospedale tra lo scampanio delle autoambulanze e fuori (si arresta un attimo, si rattrista) fuori c'era una nebbia pesante densa soffocante e un ingorgo di macchine che fumavano per il calore come rocce vulcaniche e una canea di clacson e volti cerei e dentro le macchine guidatori agonizzanti che morivano lentamente accelerando e uno degli ingorgati, vedendomi rosea neonata sudata col triciclo rosso che cercavo di passare davanti nella fila, mi mir, aspett, spalanc lo sportello dell'auto e barn... mi centr. Poi mi prese per il collo e disse: "Credi che la vita sia tutta rose e fiori, eh, puttanella?", (il teatrino di carta si strappa, resta solo il ciclorama tutto intorno. Scena vuota) Fu allora che persi la fiducia nel mondo.

SCENA I
(cercando al buio, vaga per la scena) Wu, Wu?
(si ferma) Io mi chiamo Vu, vu semplice, lettera indicata da questo gesto (mostra le due dita) che significa: "Vittoria" esibito cos trionfalmente, pi modestamente "posso andare a..." un gesto assai meno glorioso ma estremamente utile anche questo. Parimenti con questo gesto (mostra) si pu fare l'ombra cosiddetta cinese del coniglio, dal che si deduce che i cinesi hanno un'ombra del tutto particolare e artistica mentre noi (indica la sua ombra) sporchiamo per terra. Ecco, quella che vedete qua attaccata ai miei piedi, e presumo ai vostri,  un'ombrucola nostrana; questa (mostra quella del coniglio)  cinese. Esistono delle differenze impercettibili ma fondamentali tra una cosa e l'altra e tra un pezzo e l'altro di noi. Parlo oscuro, in modo umbratile?
Ma, vedete, il mio  un caso oscuro sia per la medicina tradizionale, sia per quella alternativa. Io sto perdendo l'uso dei cinque sensi, ho improvvisi accecamenti, crisi di sordit, perdita di sensibilit tattile e papillare, non riconosco pi gli odori e questi fenomeni a volte mi prendono separatamente a volte tutti insieme.
Ho continue variazioni d'umore, cio posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nell'arco di quattro battiti cardiaci, ottipessi ottipessi; posso passare da un'indifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva. Io ho fatto impazzire psicanalisti ed erboristi, primari e pranoterapisti e non  servito a nulla perch rimango un caso oscuro. (a bassa voce, come fosse spiata) E voi sapete di questi tempi come li risolvono i casi. Vengono a prendervi e vi portano in un posto dove sostituiscono i pezzi. Ma io non voglio farmi riparare anche se alcuni dei miei pezzi sono proprio andati in pezzi.
Io... ho la cura segreta. (mostra una strana sedia a rotelle, con flebo, ammennicoli, bandierine che lei pu guidare pedalando)
Ecco, (indica la sedia) questo  il modello calmadon duemila. Il calmadon  un tranquillante, cio in parole povere il metaidrossilpropiledorazepam. Il calmadon , secondo i sondaggi, il medicinale pi popolare, preso dal cinquantotto per cento degli italiani, quindi il migliore. Per tutti i miei sintomi mi hanno dato una cura: un calmadon alla bisogna, la bisogna  una parola dal suono agricolo che non so cos', ma di fatto sono arrivata a venti calmadon al giorno; cio praticamente dovrei guarire con quattro suicidi al mese.  triste. Ma dovete sapere che c' un vero perch, per questo malessere, questa malattia: io ho perso Vu doppio.
Non un pezzo qualsiasi. Non stavo cos quando l'avevo, ero diversa allora. Prima di perdere questo pezzo fondamentale e insostituibile di cui, ahim, ricordo solo l'iniziale.
Una volta io ero una persona equilibrata non inquisita, non fumatrice, adattissima per l'auditel sondaggi, docile e campionabile... ma ora sono squilibrata come... un'auto senza una gomma, un cinese senza ombra, un coniglio senza un orecchio, una W senza la sua met.
Non ci credete, allora vi faccio un esempio:

SCENA II
Io ho un problema riguardo ai mendicanti. Ci sono dei giorni che c' un bel sole e io, ottimista, esco passeggiando rumbando sui miei bei tacchetti e li vedo i mendicanti con quei bei visi sofferti da gitano, da samoiedo, quei bimbi liberi, e a ognuno do un mille lire, un duemila; ai bimbi dico "da quale etnia provieni carino?". Per questi mendicanti, noto, mediamente inquieta, sono sempre di pi. Almeno una volta davano delle prestazioni, suonavano, invece adesso stan l seduti con quei cartelli scritti a mano e allora io, che pure sono serena e ben disposta, passo e leggo "sono profigo non ho magiare" e mi viene una fotta! ma impara l'italiano pezzente, che se io vengo a chiedere l'elemosina al tuo paese minimo prima imparo la lingua, no! E il comune? Il comune cosa fa per i mendicanti, perch non gli fanno, ad esempio, dei bei cartelli scritti in buon italiano magari a stampa cos la gente passa, legge, approva e non li brucia pi. E i pi odiosi, quelli che proprio non sopporto, son quelli col bimbo che finge di dormire o anche col cagnolino col secchiello da elemosina in bocca. Ma vai a lavorare te e il tuo cagnolino, a portare dei secchi di cemento, lo voglio vedere, altroch secchiello! Per improvvisamente vedo un cagnolino uguale agli altri con lo stesso secchiello e mi guarda con gli occhi bassi vergognoso come a dire "a me piacerebbe correre per i prati, andare a caccia sai, ma non posso". Allora io: (straziata compassione) "Non puoi??". E penso che mentre io cammino sazia e ben vestita in ogni punto del mondo c' una mamma con in braccio un bambino, con in braccio un cagnolino che ha in bocca un secchiello vuoto, senza una briciola di pane da mangiare, senza il soldino che n io ma neanche voi... e tutti i problemi e i bambini e i secchielli si affollano nella mia testa e urlano "aiuta prima me, aiuta prima me" e allora io balzo in piedi e grido:
"E i miei problemi, allora, branco di stronzi?".
Visto che cambio di umore? (orgogliosa)
Ho dei problemi grossi io, altroch i cagnolini. Volete l'elenco dei problemi che ho in questo momento nella mia testa? Allora:
a) In che paese vivo, vale la pena viverci,  un paese vecchio o nuovo?
Noterete che ho i problemi a grappolo: il primo problema ne contiene gi tre! Andiamo avanti.
b) Devo smettere col calmadon?
c)  possibile andar d'accordo con gli altri?
d) La guerra  inevitabile?
e) Come posso fare a meno di pensare a chi ha meno di me?
f) Devo separare questi problemi o cercare di affrontarli tutti in una volta?
Ad esempio, se vivessi in un altro paese, sapessi tirare le mine anticarro senza prendere tranquillanti, smettessi di pensare a quei maledetti bambini e cagnolini, mandassi gli altri a fanculo risolverei tutti i miei problemi? (tira la mina) Siete perplessi. Lo so, sono i problemi che abbiamo tutti. Specialmente il pensiero dei bambini. I bambini ruandesi. (soffre, poi con un sorriso diabolico viene avanti, indica il pubblico con sfida)
E voi, voi, cosa fate per i bambini ruandesi?
(pausa, rde furbesca, fischia)
Vi ho messo in difficolt, vero? con una domanda cos? Basta dirlo per primi.  un vecchio trucco giornalistico, vecchio, ma funziona sempre. Prima che l'altro apra bocca: "Lei cosa fa per i bambini del Ruanda?".
(finge botta e risposta)
- Ma io veramente, non so. Perch lei cosa fa?
- Io non c'entro, io l'ho chiesto a lei!
- Proprio a me, sono sfigata per, con tutta la gente che c' qui. Senta, abbia pazienza per. Io... Gli abbiam mandato degli sci, mi sembra... no, quelli eran per i ciechi. Che figura...
Ho visto un telegiornale ieri... ci risiamo cambio umore, c'erano delle immagini (voce rotta), non riesco neanche a parlarne vedete... c'era un fiume di fango, un'alluvione. Sar stato in Italia, sar stata l'India... o il Bangladesh... il bersaglio preferito del Grande Sadico celeste... e nel fango la gente camminava, immersa fino alle ascelle e trasportava cos in alto tutte le sue povere cose. E tutto ci che possedevano era meno di quello che io metto ogni giorno nella mia borsa quando esco a passeggio... il confronto era terribile... e pioveva, pioveva e la voce dello speaker era cos accorata e le immagini cos di altissima qualit. E quei bambini che soffrono al ralenti, cos soffrono pi a lungo, soffrono pi a lungo quelli che li vedono in televisione intendo; e di nuovo  tornata quell'insopportabile cosmica compassione. Era cos intollerabile che per un attimo, mi vergogno solo a dirlo, ho pensato di cambiare canale e sull'altro canale (improvvisamente diventa allegra come lo raccontasse a un'amica) c'era la storia di lei, un gran tocco di fica, bionda, ambigua, maniaca sessuale e lui un bisteccone biondo, americano, non inquisito con una mascella matrimoniale larga cos, che fa il detective. La vicenda: lei, la gran fica,  sospettata di aver commesso dei delitti a sfondo sessuale, cio va a letto con uno e nel momento dell'orgasmo trac! Li pugnala con un merluzzo surgelato ma lui, il bisteccone, ha capito che lei, il gran tocco di fica,  l'assassino e allora le tende una trappola, le stacca il freezer, niente merluzzo. Ma lei sa che lui le tende una trappola e ha due freezer, e poi ci sono delle schermaglie poliziesche ed erotiche, lui si avvicina a lei, e lei si ritrae, poi lei si avvicina e lui si ritrae, poi trombano, poi si pugnalano, poi ritrombano, e ripugnalano fino a quando lei gli spara "io muoio" (cade a terra) e alla fine si innamorarono perch (serissima, triste) ci si innamora sempre di chi ti uccider.

SCENA III
(depressa) Avete visto come sono squilibrata, voglion cambiarmi i pezzi, presto verranno a prendermi; e, dio calmadon, non voglio andare con loro: ti cambiano tutto, anche l'ombra.  stato calcolato che col calmadon che ho preso si potrebbe far dormire per una settimana tutto il Benelux, Belgio, Olanda, Lussemburgo, si potrebbero rincoglionire per tutta la vita sei, dico sei, elefanti indiani con annesso guidatore. Ma voi non sapete cosa posso diventare senza queste pillole! Volete vedermi veramente depressa, depressa come non avete mai vista nessuna fin dai tempi del diluvio universale? Volete che ve lo mostri? (lo mostra raggrinzendosi sulla sedia ed emettendo uno stridio doloroso)
Eppure anche voi sapete bene cosa vuol dire perdere.  il sentimento del tempo, non parliamo d'altro, di ci che abbiamo perduto, perdiamo o perderemo: la tranquillit economica, l'ozono, quello  bello e che andato, l'innocenza, il sapore della frutta, i panda, le balene, il valore della verginit, tutti i valori, la primavera, le lucciole, la democrazia, ma io ho perso di pi, molto di pi. Ho perso il mio pezzo Vu doppio e quando mi dicono che ogni cosa si pu sostituire, che l'assortimento  vasto, basta cambiare pezzo perch ognuno  uguale all'altro io vi dico che Vu non era come gli altri. Capite? O avete perso il comprendonio? Vu doppio era...era. (musica di carillon. Vu, come in trance, canta, saltando su una gamba sola) Butta la bomba bel musin butta la bomba bel musin strappa la miccia coi dentin corri via, via, via, che poi vien il bum e il bim.

SCENA IV
Quando ero piccola avevo un rapporto ambivalente con i miei genitori, nel senso che io li amavo e loro mi odiavano, ma questa ambivalenza era compensata dall'affetto per i nonni. Avevo centosessanta nonni, tra veri e immaginari, ma il mio preferito era nonno Wilfredo, con la Vu doppia! (si illumina) Nonno Wilfredo... oh, certo,  lui. Era un nonno anarchico che mi aveva insegnato diverse belle canzoni anarchiche quali Addio Lugano bella e appunto Butta la bomba bel musin. E io gli volevo bene e ogni undici del mese lo accompagnavo a ritirare la pensione d'invalidit perch era quasi cieco. Era stato operaio in fonderia, lavorava con l'arco voltaico "che  una scintilla che brucia gli occhi se si usa a lungo piccola Vu, uno splendore malefico". E io e il nonno ci mettevamo in fila all'ufficio postale, la mia manina nella sua manona, e poi lui ritirava la pensione e con i soldi mi comprava il gelato. Ma col passare del tempo il prezzo del gelato cresceva spaventosamente, esponenzialmente e la pensione del nonno calava, finch venne un mese, un orribile mese in cui la pensione del nonno non fu sufficiente a comperarmi il gelato e per il dolore dell'accaduto e le sei ore di fila il nonno stramazz al suolo. Ricordo, butt gi un'intera fila di dieci nonni, barn, barn, barn filotto!, gli altri si rialzarono, lui no, lui mor tra le mie braccia.

SCENA V
Da quella volta ho pensato che forse siamo tutti come vecchi nella fila della vita. Quei vecchi, come era il nonno, che ti stanno davanti alla Posta per riscuotere poche lire di pensione o pagare una ridicola bolletta di telefono, tanto a chi telefonano? Per sono l nella fila curvi, impacciati, umiliati e gli tremano le mani e non capiscono cosa dice il cassiere e sbagliano a firmare. E voi che siete dietro nella fila cominciate a sbuffare di compatimento: "Poveretto, ma che brutta cosa  invecchiare, ma possibile che proprio non sappia fare una firma questo qui? ma inchiodategli le mani". E vi guardate intorno, vergognandovi del vostro pensiero impietoso, ma poi scrutando nel volto delle persone che stanno dietro a voi notate che tutte stanno guardando il vecchio con la stessa espressione di odio contenuto. E sbuffano e guardano in alto, e fuori dalla finestra verso chiss quali lontananze, verso chiss quali paesi lontani ove non esistono file con odiosi vecchi rimbambiti. E voi sentite i loro pensieri gerontocidi nell'aria; uno vorrebbe prendere il vecchio per il bavero e lanciarlo fuori dalla finestra, un altro prendere la colla da pacchi e incollargli la dentiera, un altro calpestarlo e passare avanti... Ma signori, per favore, un po' di compassione, siamo tutti come i vecchi nella fila della vita: vecchi fastidiosi in coda, che sbarriamo il passo a qualcuno pi forte di noi che vuole passare avanti. Ma possiamo anche scegliere di stare dalla parte di quelli pi forti, di quelli che sbuffano e spingono. (sbuffa e spinge) Ma allora dovremo lottare ferocemente per il primo posto, mentire, "guardi signore che c'ero prima io", "no, quando lei  entrata io l'ho vista entrare", "no, ricordo bene io ho visto entrare lei", "io ero qui dalle sette di mattina", "io ho passato la notte qui", "io ci sono nato qui, s, sono nato in un ufficio postale, va bene?". Allora  meglio essere il cassiere (sbadiglia) che sta allo sportello aspettando che si presenti qualche vecchio rincoglionito a torturarci o qualche giovane arrogante sbuffante a insultarci, no, no, meglio essere il carabiniere che interviene, perch nella vita non si pu andare d'accordo con tutti, anzi non si pu andare d'accordo con nessuno, specialmente in questo paese dove circola pi odio che se fossimo in guerra. E non riusciamo a vivere insieme, non dico nord e sud, bianchi e neri, religiosi e laici, cacciatori e cardellini, giovani e vecchi, nord e sud. Neanche curva nord e curva sud, e cacciatori di cardellini e cardellinologi, e il vecchio e il nuovo;  cos complicata questa storia del vecchio e del nuovo, cos sfuggente e cos strana.

SCENA VI
(volteggia, a passo di danza) Ma vecchio amico, di nuovo, ancora questi vecchi discorsi, scordiamoli, beviamo insieme un bicchiere di buon vino vecchio in un posticino nuovo che ho trovato nella parte vecchia della citt, dove hanno ristrutturato mantenendo i vecchi muri, ma intervenendo con spirito urbanistico nuovo, perci hanno subito cacciato via i vecchi inquilini e dovreste vedere dentro queste case; le vecchie travi cos ben conservate vicino al nuovo stereo con la vecchia musica anni sessanta e la vecchia vasca di smalto con il nuovo idromassaggio e il salotto neoantico dove la vecchia foto del giudice, ex salvatore della patria,  stata sostituita da una nuova foto del nuovo eroe, un vecchio noiosissimo stilista o un nuovo comico di regime. Vedrai il vecchio pavimento di mattone rosso lustrato a nuovo dove zampettano quattro vecchi scarafaggi tipici, ridipinti, laccati come modellini di auto d'epoca, e guarda l un bonsai di duecentosessant'anni sopra il nuovissimo computer. E ti presento il nuovo padrone di casa, un vecchio riciclatore d'armi, ora organizzatore di feste di beneficenza a favore di vecchi artisti colpiti da una terribile nuova malattia, al suo fianco  la sua nuova amante biondograno, un tempo amante di un vecchio dirigente televisivo, celebre per aver ideato una fortunata trasmissione di nuovi talenti, poi trombato, e allora la giovane biondograno l'ha mollato per un nuovo dirigente televisivo in auge perch portaborse del vecchio presidente ma poich anche questo nuovo amante  stato sostituito per far posto a un vecchio biografo del nuovo presidente allora biondograno si  messa con il padrone della nuova casa, nel vecchio quartiere del nuovo paese che sorge dalle rovine del vecchio regime e la favola vecchia che ieri ci illuse che oggi ci illude (cade al suolo) o Atteone, e dimmi dimmi carina:  nato prima l'uovo o l'uovo  nato prima?

SCENA VII
Cielo ci sto ricascando (si alza, brancola) altroch guarita, non ci vedo pi... e va bene, chi se ne frega, comprer un cane lupo... sono cieca... mi verranno a prendere e io non li vedr arrivare (va alla sedia a rotelle) ma ora mi calmo... perch se doppio Vu non era nonno Wilfredo sar qualcosa d'altro e io sono ancora in tempo a trovarlo... ora mi calmo (a occhi chiusi) ...respira piano col diaframma e ritroverai la tua parte razionale... sei per sei? Trentasei? Capitale del Congo Belga? Non c' pi il Congo Belga cretina, mettiti pure in crisi da sola, devo pensare a qualcosa di calmo... un mare (barcolla per il mal di mare) ...uno stagno di media grandezza... piatto, nulla si muove... una noia... noia... (di colpo sveglia) Wolmer! Il mio ultimo fidanzato! Wolmer!!! Vu doppio... calma eh, non perdere il filo... allora Wolmer mi diceva: "Io sono la tua parte razionale". Perdendo lui ho forse smarrito questa parte cos necessaria all'equilibrio.
Quindi, per equilibrarmi razionalmente, se io mi pongo le stesse domande di prima ma le ordino in un questionario, in un modulo come avrebbe fatto Wolmer, la risposta sar assai pi facile e io guarir. Allora, punto primo: come distinguere il vecchio dal nuovo? ad esempio, questo  facile nel caso di un pesce lasciato fuori dal frigorifero molti giorni. Nel caso di un essere umano  meno facile perch la chirurgia plastica fa miracoli, nel caso di una formazione politica o di un governo  molto difficile. Diremo allora che:  nuovo il governo che al momento presente  sulla scena, virgola, vecchio  quello che c'era prima, punto e a capo. Ci  evidente se i due governi sono diversi, virgola, mentre nel caso due governi fossero identici... puntini... bisogna fidarsi! Punto.
Punto due. La guerra  inevitabile. Logico! Perch? L'aggressivit fa parte del comportamento animale. Ditemi il nome di un animale e io vi dir subito il nome di un altro animale che lo mangia. Verme? Uccello. Uccello? Gatto. Gatto? Volpe. Volpe? Puma. Puma? (pausa) Balena. Balena? E cos via.
Dobbiamo, fin quando  possibile, evitare le guerre, ma se le guerre accadono, specialmente in paesi diversi dal nostro, non possiamo fare altro che accettare il dolore che la visione di queste guerre procurer alle popolazioni che per televisione dovranno vedersele. Riguardo poi alla sua proposta, anima bella, di regolamentare o bloccare il mercato delle armi, allora le dico blocchiamo le auto che investono i passanti e le olive che vanno di traverso e tagliamo il becco agli uccelli, le unghie ai gatti, i denti alle volpi, gli artigli al puma e la proboscide alla balena (pausa sconcertata) e cos via. Riguardo poi alla sua domanda se sia possibile andare d'accordo con la gente io le rispondo: esistono libri che possono aiutarla.

SCENA VIII
Se io ripenso alla mia storia d'amore con Wolmer, cio se ci ripenso come ci ripenserebbe lui, razionalmente non dovr pi soffrire perch la storia  finita perch era logicamente, matematicamente sbagliata.
Matematica, numeri: io conobbi Wolmer il sedicisette dell'ottantasei alle ore undici e trenta. Stavo facendo due passi, anzi, avendo io un contapassi da footing, ero a duemilatrecento passi da casa quando, in via XX Settembre, lo vidi.
Un metro e ottanta per settanta chili, con centosessanta denti, appoggiato a un'auto, 2300 da centoquaranta cavalli.
Io, che non oso mai, osai.
Gli chiesi: "Dov' via Centotrecento?".
Lui rispose: "Saranno due minuti a piedi ma io in macchina la porto in venti minuti.
Ahhhhhh! Ihhhhhhhhhh!". (rde scioccamente)
Questa  l'esatta riproduzione della sua risata.
In quattro e quattro otto facemmo amicizia al bar Settebello davanti a due aperitivi, lui mi invit per il nove, io dissi il nove no il dieci s, lui disse il dieci non posso, posso l'undici, io dissi l'undici ho un impegno, magari il dodici. Si stava mettendo male, eravamo caduti in un ciclotrone di rinvio temporale, fino a quando lui disse va bene, allora, il dieci alle otto per le do conferma alle sette. Alle sette del dieci lui telefon che tardava fino alle nove, alle nove e venti non si era ancora presentato, io dissi lo aspetto fino alle nove e trenta poi esco, arriv alle nove e ventinove, il destino!
Alle dieci e trenta eravamo al ristorante Tre Ganasce dove tra il primo e il secondo Wolmer si dichiar cos:
"Vu, dalla prima volta che ti ho vista ho capito che eri la mia met, Vu  la met di doppio Vu".
Son stata con Wolmer sei anni e due mesi, di cui veramente insieme, diciamo nell'area di dieci metri quadri, tre anni e sei mesi, compreso il dormire nello stesso letto. Abbiamo totalizzato 12.346 baci e 854 coiti con una media di orgasmi per lui del cento per cento per me del sedici per cento, media complessiva secondo lui cinquantanove per cento, che non  male. Ah, ah, ah.
Veniamo al punto: di questi sei anni e due mesi, un anno  stato entusiasmante, un anno e due mesi piacevoli, due anni routine e due anni un inferno. E perch  finita? Per motivi matematici. Il tempo di gestione vitale di Wolmer richiedeva nell'arco di un anno: sette mesi per il lavoro, due mesi per amici e vacanze, dieci giorni per l'igiene intima, un mese per sport televisivo, quindici giorni per la risata. Restavano trentasei giorni per me, il tempo minimo di attenzione che io esigevo per una relazione era di duecento giorni annuali. Di fronte a questa mia posizione rigida lui chiuse la trattativa. Io entrai in sciopero erotico. Lui mi precett. Finch un giorno fece, sulla nostra relazione, una relazione lucidissima da cui non potevo sottrarmi.
(lui) Vedi, cara, tra di noi non ci sono pi sorprese. Abbiamo perduto anche il gusto di scontrarci. Sarebbe meglio dirsi delle cose terribili, invece di questa desolata palude di silenzi. Non siamo neanche pi capaci di insultarci.
(lei) Vattene, pezzo di merda.
(lui) Vedi, dici "pezzo". Non sei una donna in grado di prendere una decisione intera, di affrontare un problema globalmente, non proponi soluzioni.
(lei) Prendi le tue valigie, mettici dentro la tua roba e vattene.
(lui) Ecco vedi, spezzetti. Tu sai che io ho un guardaroba vastissimo e ci metterei almeno un mese o due a fare le valigie. Tu rimandi, ecco la verit. Invece di un dolore secco bruciante, preferisci tante piccole ferite, non sarebbe meglio un taglio netto?
(lei lo spinge e lo butta fuori dalla porta, mimando tutti e due, poi mima lui fuori dalla porta)
(lui, bussando alla porta) Vu? Vedi che non vuoi parlarne? Non vuoi affrontare la questione. Vu? Vu? Non mi lasciare. Siamo ancora un'azienda sana. Forse con una ricapitalizzazione... Vu? Come puoi vivere senza me, come puoi perdere la tua met, perch la V  la met di Vu doppio. Ah, ah, ah.

SCENA IX
(Vu barcolla, tocca intorno come se fosse cieca) Evidentemente aveva ragione. Cos' la vita da soli? A volte, nella solitudine, rimpiango anche la sua orribile risata. "La solitudine  come un'isola deserta dove dopo un anno vi sembrano sexy anche le scimmie." Ahahahahahahah.  una battuta di Wolmer. Ma non era lui Vu doppio. Era qualcosa di pi dolce, di pi lontano, quando avevo tutti i miei piccoli pezzi a posto. Di quand'ero pi piccola.

SCENA X
(si trasforma in una maestra. Cammina avanti e indietro, come davanti all'aula. Voce severa) Signorina Vu, silenzio!
Tema: commentate brevemente questi versi (cerca di ottenere il silenzio) senza permettervi alcuna osservazione negativa sul sommo poeta di cui del resto non vi daremo il nome per impedirvi di odiarlo e quindi di non leggerlo pi per tutta la vita. Scrivete: (scandisce la dettatura) Il coniglietto Walter un bel giorno spos
una coniglia bianca che pi bianca non si pu e misero alla luce dopo solo un amplesso mille conigliettini
(voce di Vu scolara) e li buttarono nel cesso! (risatine)
(maestra) L in fondo, Vu e la sua compagna di banco, al solito, niente risatine e commentini, piantatela di toccarvi, troiette! (riprende) E misero alla luce dopo solo un amplesso mille conigliettini chiss dove sono adesso
(Vu torna se stessa) poverini... s, chiss dove sono adesso, e dove sar adesso lei, la mia compagna di banco Wilma. Perch, pensandoci bene, rimpiango non un amore ma un'amicizia. Si pu forse avere pi di un amore ma solo una sar l'amica, l'amica del cuore, che ti sar confidente, sorella, madre.
Wilma, col Vu doppio, la mia amica Wilma, (alza la voce)
(Vu maestra) Allora, l in fondo... si parla da soli adesso? Al solito! Troiette siamesi!

SCENA XI
Troiette siamesi! Cos ci chiamavano, tanto eravamo unite. Eravamo come una persona sola, capite? Allo stesso banco per tanti anni, ci bastava uno sguardo per capirci, io pensavo ci che pensava lei e lei ci che pensavo io, per cui facevamo gli stessi compiti riga per riga. Ma non era lei che copiava come accusava maligna la maestra, Wilma non avrebbe mai fatto questo, era troppo leale,  che c'era una simbiosi tra noi. Avevamo gli stessi gusti, ci piacevano gli stessi vestiti, gli stessi libri, gli stessi ragazzi, anzi lo stesso ragazzo, Rino Porcino Ditino Nel Nasino. E poich lei, Wilma, era pi avvenente di me, una piccola gran fica lei, stava con Rino Porcino e aveva con lui un vero legame intimo e carnale. Ma io non mi sentivo esclusa quando lei tornava e mi raccontava quello che aveva provato, cio quello che aveva provato a fare lui e quello che aveva provato lei, era come se lo avessi provato anch'io e io ero felice delle sue briciole di felicit. Io la ascoltavo ore e ore. Perch? Perch lei sapeva farmi sognare. Mi diceva: "Tu ce la farai perch sei unica, sei insignificante in modo del tutto particolare. Tu hai delle grandi chance seduttive con quel fisico umanoide, hai questo corpicino cadaverico che suscita un turbamento mortuario, da reliquia di santo.  vero non hai seno, ma  meglio, visto che non hai neanche culo, ma non si pu dire che tu sia magra perch tutte le curve si sono radunate nel tuo naso. Se troverai un feticista rinofilo, ebbene impazzir per te, ti regaler della lingerie per il naso, ti metter le giarrettiere alle narici". E rideva, rideva Wilma. Che amica buona, insuperabile, lei mi faceva sentire unica, poi la scuola fin e ci perdemmo di vista, pass del tempo.
Intanto io non mi feci una famiglia, non feci dei figli, non trovai lavoro, ero insomma ormai una donna irrealizzata, ma del tutto irrealizzata, quando un giorno entro per caso in un ristorante elegante del centro, sapete quelli con l'articolo "il" nel menu, "il maccheroncino con la rucola e le fragole, il rombo con la salsa d'astice e i pinoli, il profiterol con il cioccolato caldo", e poi ti portano il conto e te lo mettono nel... avrebbe detto la Wilma, ebbene, capito? in questo ristorante e che ti vedo? (si siede sulla sedia a rotelle) ancora bella anche se un po' sintetizzata, rinsecchita, abbronzatissima, una prugna cotta con un vestito nero attillato e tacchi a spiedo e qua sul petto un, cos'era, un ostensorio di Zargoni, giarconi, diamandi, brillandi, e seduto di fronte a lei un uomo di rara squisita volgarit che mangiava nonchalant, cos (mostra), un abbronzatone mascelluto. Con il piede faceva sotto il tavolo delle esplorazioni speleolovaginologiche nella topona, nella criceta della Wilma (rotea il piede da seduta) e sorrideva maliardo, e a un tratto, sempre esplorandola col piede l'ha alzata da terra, su dalla sedia a un metro d'altezza, la ravanava e la issava. Una scena di un erotismo sconvolgente, la ravanava e la issava, e lei faceva finta di niente, beveva complice, cos. E poi lui la moll gi e fece un rumore con la bocca come quando muore un lavandino e prese il stecchino tra i denti poich aveva mangiato il paillard ma non gli bast; allora si inser in bocca il rabbio della forchetta, e lo infil in bocca ma non bast; allora estrasse dalla tasca un coltello da sub e io urlai e lei si volt e mi disse: "Carolina".
Mi aveva riconosciuto dopo tanti anni! Aveva sbagliato il mio nome, ma mi aveva riconosciuto!
E parlammo del pi e del meno e lei mi diceva "dobbiamo vederci, dobbiamo vederci" e lui "se le piace la barca abbiamo un dodici metri" e io dicevo "ti ricordi quella volta che abbiamo messo la fetta di mortadella nel registro del prof (a tre voci) di matematica ed  marcito tutto un trimestre" e lei "ma s, Bettozzi, il professore di matematica, ma che bell'uomo che era, chiss dov'",  morto l'anno scorso, ma no, ma s, de che? d'un colpo, ma davvero? ma allora "dobbiamo vederci, dobbiamo vederci" e lui "se le piace il sci abbiamo un scilet a Curmajer", "ma dobbiamo vederci" e io le dissi "non sei cambiata, sei sempre bella". E lei "ma anche tu, ma come sei elegante, veramente riconosco il tuo stile: che colori stupendi, nessuno che c'entra con l'altro, una metafora dell'incomunicabilit, e quel bolerino arancione, o  un salvagente da barca? E guarda l che scarpe basse bianche da reparto infettivi".
Era sempre la stessa. Poi mi chiese: "E Rino Porcino Ditino Nel Nasino?". Rino  morto tre anni fa, ma va, ma s, de che? D'un colpo, ma dai, ma incredibile, ma allora "dobbiamo vederci, dobbiamo vederci" anzi ti presento il mio uomo, Paolone Nasone Manone Nel Marrone.
Lui: "Enchant".
Ma adesso che ci siamo rivisti (urlando) dobbiamo vederci... e non ci rivedemmo per sette anni.
Ma sette anni dopo la rividi. Non era pi bella. Aveva il volto stanco, segnato. Andammo in un ristorante senza articoli. Mi raccont anni di sconfitte e delusioni, anni di giorni e notti al fianco di Paoloni Nasoni. E io la consolai. Era stata cos buona con me, come non ricambiare?
Le dissi quanto era invecchiata, ma le rughe ti stanno bene, sembri una cartina geografica, forse puoi tentare un lifting, ma forse a quel punto  meglio una bitumatura, le chiesi a quante atmosfere teneva le tette e lei si mise a piangere e allora capii che la nostra amicizia era diventata totale, perfetta. Eravamo pari! Ci trovavamo tutti i giorni in un barettino di vecchiettine che trascinavano al guinzaglio piccoli barboncini, alcuni vivi, altri morti da un mese, ma non se ne erano accorte. (con voce di vecchietta) "Gli faccio il bagno tutti i giorni, ma fa sempre odorino di selvatico il mio Tot." E le vecchiettine masticavano piccole paste con sopra una briciolina di kiwi e una perlina di ciliegina che costava un occhietto della testa e cosa facevano l? Parlavano male degli altri. Tutto il giorno. E anche noi, io e Wilma, lo facevamo, eravamo bravissimi! No, non eravamo intellettuali, eravamo solo maligne.

SCENA XII
Eravamo in grado in due ore di fare il bilancio fallimentare dell'esistenza di cinquanta persone. Eravamo bravissime. Pensavamo che quel gioco potesse durare per sempre. Poi un giorno entrai nel bar da sola. (si sdoppia in due maligne donne che parlano sottovoce) "Ha sentito di Wilma, che brutta fine?"
Duecento! Duecento calmadon. Roba da ammazzare sei elefanti, col guidatore annesso. "E magari l'alcol dietro, perch beveva pure." Ah, era bella, ma tanto insicura. "Be', bella una volta, ora non lo era pi, sfiorita un bel po', eeeh." Il suo ultimo uomo poi, un bruto. Ma lei ha sempre avuto sfortuna in amore, poverina. "Macch poverina, se li andava a cercare!" S, io ho sempre pensato che finiva male. "E quella sua amica del cuore, quella Vu" zitta che  l. Pare che Wilma le abbia telefonato che stava male e, u!, lei non  voluta andare. "Per me non erano neanche amiche." Lesbiche? Non ci avevo mai pensato, per adesso che mi ci fai pensare, certi atteggiamenti...
Quella Vu chiss come finir, guardala. Le ics, gli ipsylon, i vu doppi? Uno di questi giorni la vengono a prendere. Ma cosa cerca, cosa scava? Ma cosa cerca, cosa scava?

RACCORDO
SCENA XIII
(luce rossa, piena) Entro in questo circo vuoto dove c' odore di leone, di piscia e di sudore, si sentono pianti e ruggiti e un domatore, vestito verde insetto, grosso peloso baffuto come il mio babbo, sghignazza, un po' iena un po' Wolmer. Mi dice: la tua amica Wilma l'ha mangiata il calmadon che  un animale bianco senza occhi, spaventoso, luminoso nel buio. Ma non era Wilma il tuo doppio Vu, qua siamo nell'inconscio, (storpiando le parole con voce da banditore) qua  tutto vero, lo spettacolo  assicurato, qua si cade dal filo e si mette la testa nelle fauci del calmadone. Venghino a vedere le ombre cinesi giganti e il numero dei pesci ciechi, venghino a vedere la piccola bimba Vu, che salta sul trapesio e dall'altra parte ah ah ah ah non c' nessuno, salta sul trapesio e dicci chi era Vu doppio, o ti faccio venire a prendere dai pagliacci pompieri che taglia i pezzi, siori e siori senza rete e senza bugie ecco a voi la bella e spericolata Vu semplice... (fa finta di saltare tra due trapezi, vola, cade)

SCENA XIV
(seduta sul pavimento a gambe larghe) Quando ero piccola e vivevo nel mio mondo di bambole e pip avevo un coniglio di nome Walter Walterino bianco, due bei baffi Walterino doppia Vu, era bianco neve uovo, ci volevo bene al mio niglio pelosino col musetto biancospino. "Cos' quello? Non voglio bestie in casa all'infuori di me," papone cazzone cattivone peli sul pettone, "ma dai, caro, forse servir a renderla meno introversa," mammona tettona pelo nella pillittona. E lora niglio presi giudaletto corsildoio, andai nella nottessa nera fino alla legnaia aia, nella carbonaia buia, cane abbaia, qualcuno uno mio fratello cazzello pischello si accorse che avevo il muso sporco orco nero per la carbonaia buia e disse "io lo so dov' nascosto il coniglio Walter ah ah ah e me lo piglio ah ah ah" e io ti castro ah ah ah che non so cosa vuol dire ah ah ah. Ma io non sapea cosa fare povero niglio in pericolo puro innocente, brutto fratello cazzello pischello deficiente, mammona tettona pillittona indifferente, papone cazzone sai cosa faccio al disobbediente e la nottessa sognatti un dragogallo col becco di ferro sputava fuoco da sotto le ali squamose e mi volava intorno a ese aveva due gran tette o vien dans mon coeur mon petit dragonette ma quello sfiamm viens dans mon coeur aiuel Belus mon pere Dragon ma ecco mio fratello crudele che pigliava il niglio lo dava al drago che lo mangiava e lo sbranava e gridava aiuto e sanguinava e mi svegliai tutta sudata invecchiata e giudaletto corsildoio ma il niglio nella carbonaia buia non c'era in pi, forse cotto era morto in un letto di mirto. Allora scoprii che il piacere di alcuni  il dolore per gli altri e il dolore di alcuni  il piacere per gli altri e dolore e piacere sono spesso uniti ma chi ce l'ha sotto la coda sono i conigli e gli innocenti...

SCENA XV
(fiera, in piedi. Marcia trionfale) Avevo solo dieci anni quando vidi esplodere la prima bomba delle numerose che mi toccarono e toccheranno in vita. Fu in una piazza vicina a casa. Ricordo che ci che mi colp fu l'odore acre dell'esplosivo e l'immensa quantit di colonnelli e generali militari presenti. Non mi ero mai resa conto di quanti ce ne fossero nel nostro paese finch non ebbi quella fortunata occasione, era tutto un brillare di mostrine e aquile e nastri e medaglie. E io mi sentii come il soldato Nemecek, quello del libro I ragazzi della via Pal, l'unico soldato semplice in un esercito di graduati. Questi medagliati erano circondati dalle loro scorte, uomini addestrati che scostavano la gente per far largo al loro generale, ma intanto altri uomini addestrati di una seconda scorta di altro medagliaio scostavano la prima scorta e la piazza era piena di scorte che si scostavano l'un l'altra mentre i generali erano in mezzo immobili senza potersi muovere. E gli uomini addestrati urlavano "fate largo, qui c' il generale" e altri "anche noi abbiamo un generale, e allora?". E un'altra scorta urlava "il nostro  di corpo d'armata" e un'altra "il nostro ha la prostata" e insomma alla fine si riusc a spingere tutti i generali intorno al cratere della bomba.
Allora io, avr avuto dieci anni, mi feci un berrettino di carta da Napoleone, mi attaccai due patacche finte al petto e avanzai verso il cratere gridando "largo largo, sono la figlia del generale Nemecek, fatemi passare, sono la figlia del generale". E tutti mi fecero spazio pensando che lo fossi veramente, ero cos piccina bionda e virile e mi trovai anch'io l, sull'orlo del cratere. Finch giunse dal fondo un uomo vestidebl che doveva essere il pi importante di tutti con una faccia seria seria, un mento da sadico e disse: "Bel buco, eh...".
Poi venne la televisione e approfittando del fatto che tutti si radunavano nello stesso punto per venire inquadrati, io mi feci pi avanti proprio sull'orlo del cratere, (avanza, si sporge dal palcoscenico, verso una luce fioca che viene dal fondo) e vidi sul fondo dieci o forse dodici cadaveri sghembi, storti come burattini rotti e un uomo che spalava macerie e mi sorrideva. Mi sembr l'unico che avesse veramente qualcosa da fare l, e mi fece cenno di sporgermi ancora e cos vidi che in fondo al cratere c'era una bambina morta che assomigliava a me, con un coniglio bianco tra le braccia, e anche il coniglio era morto, naturalmente. (si rialza, danza e si allontana) Il coniglietto Walter bum! butta la bomba bel musin un bel giorno spos
una coniglietta bianca che pi bianca non si pu bum!
e misero alla luce
dopo un solo amplesso bum!
mille conigliettini, chiss dove sono adesso...
doppio Vu
chiss dove sei tu.

SCENA XVI
(luce, rumori) Oh dio, vengono a prendermi, poveri i miei pezzi, state tutti assieme, mi raccomando, nessun pezzo si allontani. Ma  inutile che veniate a prendermi, sono guarita, ho capito! Se Vu doppio, vuole dire viva, vincere, io sto con i vincitori. Maggioranza, io sono una sana esponente della maggioranza, di tutte le maggioranze del paese. Volete una prova che sto bene? (urla) Fuori dal nostro paese i negri i meticci i creoli gli arabi i musi gialli le lesbiche i transessuali i disoccupati i pugliesi del Sud e del Nord... no? Troppo? Pi educatamente? Tipo Ku-Klux-Klan ma con cappuccio di Gauthier? Allora: facciamo garbatamente varcare il confine agli scuretti, ai perv... alle persone sessualmente problematiche, ai sierocoscos, alle lesb... ai tran... ai trans... ai transistor, ai filip... no, ai filippini no, che sono degli ottimi camerieri. Ecco limitiamoci, che si sta cos bene tra di noi. Mettetemi alla prova. Devo avere un padrone? Datemi un padrone! Buongiorno padrone sono il suo servo, si lasci servire, cosa serve avere un servo se non si fa servire, serve qualcosa? Ah, non  lei il padrone? Ce n' uno nuovo, va benissimo, buongiorno nuovo padrone, cosa devo mettermi in testa: una bandiera, un crocefisso, un'antenna televisiva, dica, io eseguo, sono buffa? (si mette in testa un imbuto, preso dal macchinario della sedia) La faccio ridere? S signore, cado, mi faccio male, basta che mi paghi, risponder a tutti i sondaggi anche se non capisco la domanda, far beneficenza s, ai bambini del Ruanda gli sci, ecco i miei sci vecchi e poi (versa della sabbia, fa un cerchio) mi ritaglier uno spazietto, ecco, cos, pi piccolo, pi al centro, ecco, viva al centro, sono perfettamente al centro, e dal mio spazietto far la voce grossa e ringhier. Oh, solo con chi  pi debole, naturalmente, insomma ditemi come devo essere, volete che prenda pi tranquillanti? Li prendo, li compro solo da voi. Volete che non veda? Ecco (brancola) sono cieca, non ci vedo pi, sparatoria, quale sparatoria, non ci sento neanche pi, insultate pure i miei amici, sono sorda, ecco tocco per terra.  il mio paese questo?  terra,  erba,  sangue,  merda, non lo so, per me  lo stesso. Datemi da mangiare merda, sangue, non sento n il gusto n l'odore, anche se dall'odore direi che  primavera. No, ho sbagliato (si copre il viso di gesso, fa volare il gesso)  inverno,  la stagione che volete voi,  inverno, inverno, inverno (da china, si rialza, con aria di sfida) ma non importa se  inverno, io so resistere al freddo, so vivere in tutte le stagioni, dalle pi miti alle pi orribili, so vivere in strada, ho amici nascosti... se sar buona... oh s, sar buona e disubbidiente, non posso essere altro, sono solo una povera donna con tutti i suoi pezzi, tutti i suoi pezzi a posto, (sussurrando) bastardi...

SCENA XVII
(alza la testa)
Un giorno avr un figlio. Una figlia. Mi somiglier. Nascer come nacqui io. Un sole meraviglioso entrer dalla finestra della sala parto e lei voler in aria con una capriola, sorridendo. Dopo qualche anno andai a trovarla. Lei viveva in un grande giardino, era un'estate afosa ma nel giardino c'era un lago d'ombra, e mentre ci camminavo dentro i colori del mio vestito cambiavano.
Camminai graffiandomi tra i rovi, nell'erba alta, perch sembrava che da anni nessuno entrasse pi in quel giardino. Lei era seduta sotto un albero e giocava con grande seriet, aveva delle biglie di vetro che il sole attraversava, stava a gambe conserte come una divinit, una divinit terribile e giocosa. Era un dio senza altare e senza sacrifici, era un dio perch non aveva ancora perso nulla, se qualcosa perdeva mille altre cose scopriva in un solo giorno.
(inizia a smontare pezzo per pezzo la sedia a rotelle, finch alla fine ne estrarr un triciclo nascosto nella struttura)
Io la guardai, aveva lo stesso colore dei miei occhi e i suoi gesti imitavano la mia poca saggezza perch spesso, pur essendo lei una dea, si era fidata di me, mi aveva ritenuta saggia, e forse io lo ero stata, per amor suo.
Le dissi che ero felice di averla ritrovata, e la strinsi tra le braccia ed era vera, era la signorina Vu, amica mia, madre mia, mia sorella, mia sposa, e tutte le perdite e i dolori non avevano prodotto su di lei una sola ruga. Non aveva perso nulla, nessun vecchio o nuovo tiranno (smonta, tira i pezzi in aria) poteva portarle via la libert, nessun fucile puntato, non avrei ascoltato i loro discorsi mai pi. Perch sentivo che per ogni cosa che perdevo un'altra entrava in me, come nei movimenti del respiro. E cos mi sedetti a gambe conserte e mi misi a giocare con le biglie di vetro e sentii delle voci fuori che mi chiamavano.
Uscii e c'erano i miei amici.
Tutti, non ne mancava nemmeno uno. Avevano le facce stanche, come se non avessero dormito per molti giorni. Camminammo tutta la notte, in un fiume di fango portando alta sopra la testa una valigia piccola, con le poche cose che non volevamo abbandonare. Sentimmo sopra di noi il rumore degli aerei. Sentite? Vengono a prenderci, finch ci fermammo.
Allora io portai da bere a tutti. Sei una bambina molto coraggiosa, mi dissero. (sale sul triciclo, avanza verso il pubblico) Non avevo pi paura, infatti. Mi sporsi sull'orlo del cratere e dissi: "Spero che non ci perderemo qui, ma ci rincontreremo ancora". (buio)

Sherlock Barman

Tragedia da bar
Personaggi principali
BARISTA
CLIENTE

Sherlock Barman  stato rappresentato al Teatro dell'Archivolto con la regia di Giorgio Gallione.

(Un bar, luce bassa, notturna.)
BARISTA
Qualcosa da bere, signore?
CLIENTE
Qualcosa di forte, di molto forte.
BARISTA
Ha bisogno di tirarsi su, signore?
CLIENTE
Ebbene s.
BARISTA
Un Bloody Mary andrebbe bene?
CLIENTE
Ehm, s.
BARISTA
Una delusione d'amore?
CLIENTE
Come lo ha capito?
BARISTA
Dal sospiro, signore.
CLIENTE
Dal sospiro?
BARISTA
Esattamente. Il sospiro dell'innamorato deluso  assai diverso dal sospiro del bancarottiere o del semplice depresso. Faccio il barista da trent'anni e non mi  difficile riconoscerlo: lei ha tutti i sintomi di un uomo abbandonato di fresco.
CLIENTE
Be', non ci vuole molto. Basta guardarmi in faccia.
BARISTA
Certo. Una ragazza alta e bionda, vero?
CLIENTE
Questo come fa a saperlo?
BARISTA
Deduzione di barista. Lei ha un capello biondo sulla spalla e un segno recente di rossetto sulla tempia. Essendo lei di buona statura, solo una ragazza alta almeno un metro e settantacinque pu lasciarle un segno cos.
CLIENTE
Straordinario. E mi sa dire altro, caro il mio Sherlock Barman?
BARISTA
La donna si chiama Maria, fa la hostess, le piacciono gli animali e andare al Luna Park.
CLIENTE
 tutto vero. Ma lei  un medium, indovino o cosa?
BARISTA
Le ripeto, semplice spirito di osservazione baristica. Lei ha trasalito quando ho detto il nome del cocktail Bloody Mary, dal che ho dedotto che Maria, o Marina, doveva essere il nome della donna che la turba. Inoltre lei ha posto qui sul bancone un pacchetto di sigarette senza marca da bollo, e non essendo tipo da acquistare al contrabbando, ne deduco che glieli compri lei sull'aereo, e anche la sua cravatta  di un modello che si vende nelle boutique aeroportuali. Inoltre quell'accendino con il cockerino, via, non  da lei. E' un regalo di Maria, vero? Infine quello l, vicino all'accendino,  un gettone da Luna Park, autoscontri o qualcosa di simile.
CLIENTE
 tutto esatto. Ma allora mi pu dire anche perch Maria mi ha lasciato?
BARISTA
Be', anzitutto la sua gelosia morbosa per quel pilota.
CLIENTE
Vero anche questo. Ma lei come fa...
BARISTA
Ovviamente, se lei  innamorato di una hostess non pu che essere geloso di un pilota, infatti vedo che lei indossa giacca celeste e occhiali scuri, quindi inconsciamente tende a vestirsi come un pilota, per competere col fantasma del suo rivale.
CLIENTE
Va bene, va bene, Sherlock Barman. Ma adesso non mi dica che sa anche perch abbiamo litigato.
BARISTA
I piatti, signore?
CLIENTE
Per dio,  vero. Ha tirato a indovinare?
BARISTA
No, le riassumo com' andata. Maria torna a casa stanca, tuttavia acconsente a cucinare per lei. Quella macchia di pomodoro fresco sul suo abito lo testimonia, ed  uno schizzo che viene da un tegame casalingo, non da un tavolo di ristorante. Poi Maria le chiede di lavare almeno i piatti. Lei mugugna, ma inizia a farlo, maldestramente per, come testimonia l'odore di detersivo che viene dalla manica della sua camicia. Ma poi rompe subito un piatto e si ferisce l'indice della mano destra, proprio l...
CLIENTE
Ma...
BARISTA
Non m'interrompa, Maria si arrabbia e grida "sei un incapace", lei la afferra per i polsi, noto il segno del braccialetto sul palmo della mano, Maria la graffia sul collo, vi avvinghiate e, come spesso succede in questi casi, vi eccitate e state per fare l'amore.
CLIENTE
Questo come lo sa?
BARISTA
Camicia slacciata, pantaloni abbottonati storti, un vago odore di liquidi capronici che lei ancora emana. Ma poi Maria si ribella perch lei la vuole prendere da dietro, e le d un colpo col tacco delle scarpe sullo stinco, ecco laggi il segno, e poi le appioppa un gran ceffone sul collo. Scoppia la rissa, vi bombardate di piatti e ne fracassate a dozzine, infatti nel risvolto dei suoi pantaloni noto delle schegge di porcellana. Maria si strappa la collana che lei le ha regalato urlando "non voglio pi niente di tuo" ed esce sbattendo la porta. Lei meccanicamente raccoglie qualche perla e se la mette nel taschino, eccole l, poi cerca di raggiungerla ma sul pianerottolo inciampa nelle perle e cade, infatti  entrato qui zoppicando e tenendosi la schiena.
CLIENTE
Lei mi fa paura...
BARISTA
Poi lei corre in strada, senza neanche il cappotto, ma non trova pi Maria. E ora  qui davanti a me, disperato.
CLIENTE
Allora se sa tutto, mi sa dire anche come finir?
BARISTA
Posso provarci. Maria  inviperita. Le hostess hanno forti squilibri nervosi per via dei cambiamenti di fuso orario. La sua ormai, mi scusi, ex donna corre a farsi consolare dal suo pilota al Bar Rudy, quello dove si ritrovano tutti i piloti d'aereo a quest'ora. Ma oggi  luned e il Bar Rudy  chiuso. Allora fa cento metri e lo trova al Bar Paolo, ma Maria dice al pilota "ti prego, non restiamo in questo posto". Perch "Paolo"  il suo nome, signore, c' scritto sulla piastrina che ha al collo, e Maria  cos furente che non vuole nulla che le ricordi lei!
CLIENTE
Va bene. Ma allora, che fanno?
BARISTA
Dato che cinque minuti fa si  messo a piovere, si rifugiano nel bar pi vicino.
CLIENTE
E cio?
BARISTA
Questo, signore. Secondo i miei calcoli dovrebbero entrare qui pi o meno tra un minuto...
CLIENTE
E cosa accadr allora?
BARISTA
Penso che lei, signore, andr su tutte le furie, perch non sopporter la vista dei due abbracciati, poich niente come la pioggia avvicina sentimentalmente e carnalmente una hostess e un pilota. Inoltre, essendo la sua Maria un bel caratterino, penso che la provocher.
CLIENTE
E allora?
BARISTA
Allora lei estrarr la pistola che incidentalmente ho intravisto sotto la giacca. Ma  un grosso errore. Perch l a quel tavolo, vede, c' un poliziotto in borghese, lo riconosco dal taglio dei capelli e dalle scarpe. L'agente tirer fuori la pistola d'ordinanza che porta infilata alla cintura, vede l sotto il rigonfio, e la fredder in meno di un istante...
CLIENTE
Ridicolo. E poi il minuto  passato e non si  ancora visto nessuno.
BARISTA
Gi! Dimenticavo che qua, proprio all'angolo, c' un negozio di casalinghi. Maria non resister alla tentazione di guardare se c' un servizio di piatti adatto a sostituire quello appena distrutto nel litigio.
CLIENTE
Quindi?
BARISTA
Quindi c' un lieve ritardo. Ma ecco, come previsto, eccoli qua...
(entrano un uomo e una donna)
CLIENTE
Oh dio, no!
BARISTA
Stia calmo signore!
MARIA
Ah, sei qui Paolo, ancora tra i piedi. Ma non avevi detto che andavi a spararti?
CLIENTE
Maria, non provocarmi.
MARIA
E chi vuole provocarti? Ti presento il comandante Serioli, il pilota del mio aereo.
IL COMANDANTE
Piacere...
CLIENTE
Piacere un cazzo! Hai fatto in fretta a sostituirmi, eh, troia?
MARIA
Paolo, sei il solito cafone!
IL COMANDANTE
Le proibisco di insultare la signorina...
CLIENTE
Ah s? Perch se no cosa fai, bellimbusto? Credi di farmi paura?
MARIA
Paolo, sei pazzo, metti gi quella pistola!
CLIENTE
No, la devi pagare, puttana, e anche tu, bastardo, chiss da quanti anni mi prendevate in giro voi due, ma la pagherete!
IL POLIZIOTTO
Fermo! Polizia! Metta gi quell'arma o sparo!
CLIENTE
Troia, ti uccido!
1. Sparo.
2. Urlo.
3. Tonfo.
(voci di gente, nella penombra)
- Oh dio, l'ha ucciso.
- Ho dovuto sparare signorina, quel pazzo stava per fare fuoco...
- Aiuto, muoio...
- Chiamate un'ambulanza.
- Perde molto sangue, non ce la far.
- Cos' successo?
- C' stata una sparatoria, un agente ha sparato a un uomo ma quello si  abbassato di colpo ed  stato colpito a morte il barista.

La signorina Papillon (nel paese dei brutti sogni)

Personaggi
ROSE, sognatrice
ARMAND, sergente della Loggia
CONSTANTIN MILLET, poeta e giardiniere
MARIE LUISE, parigina

La signorina Papillon  stata interpretata da Raffaella Lebboroni, Antonio Catania, Gigio Alberti e Maddalena De Panfilis con la regia di Stefano Benni.

SCENA I
(Luce alba che sale a luce piena. Un giardino visibilmente di gommapiuma, finto, con cespugli di rose, un albero di mele, un glicine. Un tavolino di ferro e due sedie di ferro, graziosamente traforate. La luce filtra dall'alto. Sulla sedia c' una signorina, vestita con un abito bianco leggero, con gonna lunga. Dietro a lei, un pappagallo impagliato su un ramo. La donna legge i brani di un diario che tiene tra le mani, correggendo con una penna d'oca. Sul tavolo, un album per la collezione di farfalle e un vaso di vetro pieno di farfalle.)
ROSE
...Oggi ho considerato le trecentosedici rose di questo giardino. Alcune di esse somigliano a nuvole, piccole nuvole arrossite per un tramonto intraprendente, o per un'interna fiamma... cos il mio cuore. Altre, quelle purpuree, sembrano invece gocce di sangue sul volto del bosco, e una volta da piccola, ora non lo sono pi, mi punse una rosa, e guardando la goccia sul mio dito scoprii forse per la prima volta la finitudine dell'universo. Altre rose invece, quelle pi carnose, (si turba, cancella) quelle pi grandi, mi ricordano qualcosa di primordiale, di oscuro, di vagamente legato al sssssessso (sibila la parola per non dirla). Altre, pi piccole, mi ricordano una bocca protesa a baciare, cos: (mima) la bocca di una piccola creatura che va incontro al bacio della primavera; dell'ape audace del calabrone burlone dell'ammenofila pedofila e questo giardino risuona di minuscoli vibranti struggenti baci di amore e palpiti di elitre e piccole proboscidi e trombette di insetti si infilano nelle turgide (suda, sbuffa, si passa una mano sulla fronte) ...cos il mio cuore... (voce in diretta) Altre rose somigliano invece alle decorazioni della Cattedrale di Saint Polignac, il cui stile  detto appunto della Rose Bianche, mentre altre, le cosiddette rose giganti di Fiandra, assomigliano piuttosto a cavolfiori o a nidi di rondone pirenaico o ai cappelli di mia zia Juliette, per cui io penso che tra le rose di questo giardino ce ne sar forse solo un tre o quattro per cento che sembrano veramente delle rose, e mi chiedo se anche nelle apparenze della vita ...concetto da sviluppare... questo giardino  il luogo ove si nascondono i segreti del mio cuore cos come il diario  il giardino segreto ove ...no, il mio cuore  il luogo segreto dove si nascondono... Oh, oggi i miei pensieri nascono cos imprecisi, cos incolti... Oh, ma non devo essere cos severa con me stessa. Non devo essere severa con me stessa. Ecco, scrivere cento volte: non devo essere severa con me stessa, (con crescente severit ed enfasi) Non devo essere severa...
(entra un uomo con fare militaresco, con una sciabola al fianco, un abito con le code e un cofanetto sottobraccio)
ARMAND
Ecco qui la nostra piccola sognatrice.
ROSE
"Nostra" in che senso, signore?
ARMAND
"Nostra" di noi,  un plurale maiestatis.
ROSE
"Piccola" in che senso, signore?
ARMAND
Non di statura Rose, voi siete proporzionata, ogni cosa in voi si rapporta all'altra con la grazia di un corpus legis, dello schieramento di un esercito in battaglia, del trotto di un cavallo roano, ma siete piccola perch io vi vedo piccola.
ROSE
Vi servono degli occhiali, signore?
ARMAND
Oh, adorabile impertinente.
ROSE
Adorabile in che senso, signore... e impertinente in che senso, signore... e roano in che...
ARMAND
(sovrapponendosi) Oh, tacete, tacete, non sono venuto qui per conversare con voi, bens per dibattere: un dibattito  l'ultima moda di Parigi.
ROSE
Dibattito. Qual  la differenza dalla conversazione?
ARMAND
 molto pi divertente... anzitutto nella conversazione talvolta uno dei conversanti ha ragione e l'altro ha torto mentre nel dibattito tutti hanno ragione con conseguente aumento del volume totale di verit espressa, inoltre sono consentiti termini e locuzioni che nella normale conversazione non sarebbero concessi.
ROSE
Esempio?
ARMAND
Non me ne vorrete?
ROSE
Non ve ne vorr.
ARMAND
Bella nasona, questi carciofi imbellettati che voi chiamate rose sono ancora il vostro limitatissimo orizzonte?
ROSE
Io vi proibisco...
ARMAND
(sempre interrompendola)  una bella virile giornata, oggi...
ROSE
Cosa c'entra la bella gio...
ARMAND
Vi interrompo, nel dibattito si interrompe,  un modo di entusiasmarsi, come un applauso a scena aperta.
ROSE
S, ma io quando parlo? perch...
ARMAND
(sempre interrompendola) Non vi piace dibattere? Perch? Non rispondete, ho ragione vero? Non dite nulla? Questa rosa  una Beaumarchais? Non interrompetemi, sappiate che non capisco niente di rose. Siete carina oggi, (impedisce a Rose di dire anche solo una parola) siete carina oggi pi di ieri, voi mi direte, ma ieri non ci siamo visti, silenzio!, queste rose mi ricordano un episodio della vostra giovinezza, dite, dite pure, mi interessa, oggi  un gran giorno per me perch (grida) da oggi! passo dal dibattito al monologo, notate la nuance, da oggi sono iscritto alla Loggia dei Puantes! La pi esclusiva, la pi pericolosa, la pi segreta... ci favorir la mia carriera.  stata una cerimonia di iniziazione molto semplice: ognuno di noi era arrotolato dentro un tappeto, cos siamo stati srotolati, portati, fino ai piedi del Gran Maestro Durand, poi ai sopravvissuti, lui ha pronunciato le tre sacre parole dell'iniziazione.
ROSE
Quali?
ARMAND
Sono segrete... ho anch'io i miei piccoli segreti (le sbircia il diario, lei lo chiude)... poi abbiamo sgozzato un capro...
ROSE
(sobbalzando) Che orrore! Un capro vivo?
ARMAND
Pensate, forse, signorina, che certe cose si facciano con i surgelati?
ROSE
Cosa sono i surgelati?
ARMAND
Oh, deliziosa aborigena!... non sapete nulla della modernit, chiusa qua nel vostro giardino, nel vostro bozzolo profumato, tra i vostri fiorellini le vostre farfallette e quel ridicolo pappagallo...
ROSE
Non  ridicolo... mi tiene compagnia.
ARMAND
Ma  morto!
ROSE
Non  vero!
ARMAND
 morto, impagliato, guardate qua, perde le frattaglie,  tarlato, lo sapete bene,  morto di psoriasi due anni fa dopo aver impestato tutta la servit... era un pappagallo odioso.
ROSE
Era un poeta... sapeva tutto Mallarm a memoria.
ARMAND
Ma se non ha mai parlato in vita sua!
ROSE
Non parlava ma lo sapeva a memoria... non era un esibizionista, non era uno come voi che ha bisogno di sbandierare tutto quello che sa... c' chi  ricco dentro... ma voi non capirete mai certe cose...
ARMAND
Vi ho portato un cofanetto di Braquemond.
ROSE
(tendendo la mano) Oh, che meraviglia... cosa contiene?
ARMAND
Un bacio e ve lo dir.
ROSE
No, non mi piacciono i ricatti.
ARMAND
A me s. Allora tenetevelo ma a un patto... giuratemi che non l'aprirete finch io non ve lo dir.
ROSE
Certo, non sono una bimbetta curiosa.
(lui si allontana, lei guarda il cofanetto con desiderio, lui si volta di scatto, lei fa l'indifferente)
ARMAND
(consulta un orologio da polso) Devo andare... stasera sono invitato al ballo dai marchesi Des Poubelles... ci saranno tutti, ci che l'ideologia divise il buffet riunisce, ci sar anche l'imperatore che si esibir in un monologo comico... sono previsti duelli tra i presenti, ci saranno dodici bellissimi storpi, pagati a peso d'oro per poter far loro adeguata beneficenza... ci sar anche il duca d'Auge appena tornato da un viaggio nelle Indie, sembra che ne abbia riportato delle schiave di incredibile altezza e bellezza che far sfilare... poi c' uno schiavo africano con una parte del corpo cos sviluppata che il nano di corte vi camminer sopra... non mi chiedete quale parte?
ROSE
No. Andate. Divertitevi. Ballate anche per me.
ARMAND
Io non ballo con gli uomini.
ROSE
 un modo di dire, fuori dalle balle, Armand.

SCENA II
(Rose sta sempre leggendo il diario. Entra Millet, il giardiniere.  vestito con un gilet verde, un cappellaccio, porta in mano un annaffiatoio e un mazzo di fiori.)
MILLET
Buongiorno, signorina Rose, sta scrivendo?
ROSE
No, signor giardiniere, sto leggendo.
MILLET
Oh, e qual  la differenza? Sapete, io sono un umile giardiniere, non so n leggere n scrivere.
ROSE
Oh, delizioso aborigeno, come potrei dire, si scrive per essere letti e si legge ci che si  scritto... o che altri hanno scritto... mentre non si legge per essere scritti, per quanto se io sto dettando a qualcuno che scrive...
Oh, voi avete un modo cos inatteso di porre le domande! Ecco, si scrive con la penna ma si legge con gli occhi... capisce la differenza?
MILLET
Oh s, non si intingono gli occhi nell'inchiostro, anche se i vostri occhi sembrano intinti nel pi eburneo degli inchiostri...
ROSE
Voi siete incredibilmente audace... e ignorante.
MILLET
Signorina Rose, io... (vuole porgerle i fiori)
ROSE
Tacete... udite il suono di quest'uccello? Sapete come si chiama?  piccolo, giallo e con una nuance terra di siena sul dorso e la coda marezzata di indaco con un disegno pieddepoule turchese che attraversa longitudinalmente l'asse delle ali...
MILLET
Ah, lo sconocchianoci.
ROSE
Che dite?
MILLET
S, si chiama cos perch quando trova una noce col becco crac la buca, poi (fa un versaccio con la bocca) suuuuuuck la succhia come un ovetto e poi fa delle collane unendo le noci bucate con un filo di paglia e poi le invecchia artificialmente annerendole nello sterco di mucca e le spaccia come antiche e per questo  detto sconocchianoci antiquario o anche sconocchianoci mer...
ROSE
Basta!... siete in presenza di una signorina.
MILLET
Perdonatemi.
ROSE
Quell'uccellino si chiama cardellino di Cuvier, dal nome dell'ornitologo che lo scopr.
MILLET
Dove lo scopr?
ROSE
Lo trov a letto con una delle sue cocorite...
MILLET
Capisco... gli ornitologi sono gente strana, come gli entomologi e i meteorologi, dev'essere l'ologa che li accomuna...
ROSE
(sospettosa) Come fate a sapere cos' un ornitologo?
MILLET
Deduco...
ROSE
Deduco? Voi, un semplice giardiniere, deducete?
MILLET
Non tutti i giorni... ma talvolta... la vita mi ha messo in condizione, talvolta, di dedurre... sapete, io porto un cognome che non  quello n di mio padre n di mia madre, per cui...
ROSE
Avete innaffiato i badrughi?
MILLET
S, signorina Rose, sono la prima cosa che ho innaffiato stamattina.
ROSE
Voi non siete un giardiniere, non esiste un fiore che si chiama badrugo. Il badrugo  un animale fantastico che il poeta Constantin Millet immagina nutrirsi delle parole d'amore degli amanti cosicch egli divenne obeso e repleto nelle passioni, attraversa severe diete nella routine e muore consunto negli abbandoni...
MILLET
S! Si spegne nutrendosi delle ultime stille di lacrime, delle ultime briciole di baci svogliati e muore davanti alla vuota zuppiera dell'indifferenza...
ROSE
Chi siete voi veramente?
MILLET
(si toglie il cappello, scuote la chioma) Io sono il poeta Constantin Millet.
ROSE
Il cuore me lo diceva.
MILLET
Mi sono finto giardiniere... questa terra nelle mie unghie, l'ho comperata.
ROSE
Come vi siete fatto assumere da mia madre?
MILLET
Dapprima ho offerto al vostro giardiniere Leon un posto molto ben pagato presso una marchesa vegetariana mia amica, poi mi sono presentato da vostra madre e ho detto: cercate un giardiniere?
ROSE
E lei?
MILLET
E lei ha detto no, abbiamo il vecchio fedele Leon, e io ho detto: ma guardi in faccia la realt, signora, la finestra del capanno di Leon  chiusa, il suo Leon  morto da vent'anni! con le sue vecchie signore aristoclerotiche e questo  un trucco che funziona sempre; lei si  messa a piagnucolare...  vero...  vero... non ho mai avuto il coraggio di ammetterlo... Leon non c' pi... sapesse quanto ho amato quell'uomo... era cos romantico. Gli piaceva accoppiarsi nel basilico.
ROSE
(che ha seguito il discorso con orrore) Basta! Siete un bruto... un mostro...
MILLET
Conosco il mondo... le donne... e il basilico.
ROSE
Siete un uomo orribile, viscido, assetato di potere, corrotto e senza scrupoli.
MILLET
Mi amate gi un po'?
ROSE
No! Verr forse un tempo nella storia in cui in chiss quale paese una donna dir a un uomo siete viscido corrotto orribile e senza scrupoli e ci costituir un complimento o una promessa d'amore, ma adesso siamo in tempi in cui voi siete viscido, corrotto e basta...
MILLET
(le prende la mano) Vorrei diventare il giardiniere del vostro cuore, sono convinto che esso contiene dei fiori meravigliosi... e tanto bisognosi di cure...
ROSE
(liberandosi) Guardate... un bombo.
MILLET
Un bombo? Un bombo. Una di quelle grosse api pelose che sembrano dei barboncini volanti?
ROSE
(ridendo) S... e la cui puntura  estremamente dolorosa.
MILLET
E voi credete che io tema un insetto? Io che ho fatto del coraggio la mia bandiera intellettuale e il mio companatico, io che sul "Cocoric Soir" saetto stroncature a comando e ruffianate su ordinazione, io mercenario intrepido di qualunque idea e qualunque giuria, io che intervengo politicamente a est e ovest, io che ho scritto Arma fatale?
ROSE
La famosa poesia interventista in cui si auspicava un immediato durissimo intervento per domare la rivolta coloniale?
MILLET
Quella, (declama)
Arma fatale
lingua di acciaio mortale
lecca il sangue nemico
dal vittorioso boccale
arma fatale
perch sogghignate?
ROSE
Il bombo. Ce l'avete sulla spalla.
MILLET
(sbianca) ...Fate silenzio... forse se non lo disturbiamo si addormenta... (esce di scena) sto per svenire... (a bassa voce) aiutoooooo. (Rose avanza verso il pubblico)
ROSE
Ma che tempi sono questi, di eroi col rimborso spese... dove sono i poeti, i filosofi, gli scienziati? Tutti a combattere in prima linea a un festival? Ebbene, io rester qui a considerare le farfalle di questo giardino: alcune di esse hanno ali sottili e colori pastello, altre ali vistose e colori sfacciati ma nessuna di esse ha le spalle imbottite o porta quei ridicoli corpetti con cui noi donne nascondiamo le nostre naturali forme. Mentre con le medaglie, le decorazioni, le sciabole i nostri uomini sperano di dissipare ogni dubbio sulla loro virilit e autorit: conoscete Crapaud?  cos pieno di medaglie che quando cammina risuona come una sonagliera d'asino, la sua feluca si erge come il frontone di una cattedrale, le sue spalline potrebbero ospitare un palcoscenico d'opera, ebbene, di questo fulmine di guerra si dice... (si interrompe)

SCENA III
(Entra Armand. Sul vestito ha appuntato delle medaglie e porta un ridicolo cappello militare da ammiraglio. Luce intera.)
ARMAND
(con tono militaresco) Allora, ci divertiamo?
ROSE
Chi? "Ci" chi?
ARMAND
Stiamo qui a contar petali mentre i nemici ci accerchiano?...  ora di scegliere tra civilt e barbarie... ieri sono stato alla riunione della Loggia dei Puantes e sapete cosa ha detto il Gran Maestro Durand? Ha detto:  ora che chi ha qualcosa da dire lo dica forte!
ROSE
S, ma cos' il qualcosa da dire?
ARMAND
 questo... chi ha qualcosa da dire lo dica forte... (alta voce) perch costoro! costoro sbarcano sui nostri arenili, si stanno insinuando nelle nostre citt, guardano le nostre donne con occhi concupiscenti, spargono i virus come coriandoli... ma costoro sappiano! Avete aperto il mio cofanetto?
ROSE
Nemmeno guardato. Chi sono costoro?
ARMAND
Ah! (sprezzante) Voi vivete da troppo in questo giardino imbelle e pacificato, ma fuori, fuori sta nascendo il futuro... un sanguinoso bellissimo futuro. Sono stato eletto caporale della Loggia, e sapete perch?
ROSE
Perch avete detto bene: costoro!
ARMAND
Come avete indovinato? S,  vero, tra i nuovi iscritti sono quello che lo dice meglio, con pi sprezzante intento, costoro! con un'intonazione che fa capire che alle parole seguir un'azione.
ROSE
Quale?
ARMAND
Presto saprete... non posso parlare... siamo una loggia spaventosamente segreta, abbiamo codici segreti, luoghi di riunione segreti, campi da golf segreti, non ho mai imbucato una pallina, nessuno sa mai dove sono le buche. Distintivi segreti... questo nastro ad esempio vuole dire che io ho la responsabilit dei territori d'Oltremare, ma  un segreto che confido a voi, se ho ancora un posto nel vostro cuore, perch so che ultimamente vi piace dedicarvi al giardinaggio. Vi piace intrattenervi con le maestranze... ma sappia...
TUTTI E DUE
(insieme, urlando) Costui!
ARMAND
Esatto. Sappia costui che la mia sciabola ha sete.
ROSE
L c' dell'orzata? (indica una caraffa)
ARMAND
Ah, deliziosa impertinente. Ora devo congedarmi da voi per motivi segreti, ma badate: io sono nel segreto dell'animo naturalmente nobile e portato alla magnanimit, ma posso anche essere spietato e vendicativo e molto... molto stronzo!
ROSE
Ci  proprio della natura degli dei.
ARMAND
Esatto, (s'inchina) non aprite il cofanetto, (se ne va)

SCENA IV
(Rose infilza una farfalla su un album, con uno spillo. Entra Marie Luise, vestita come Rose ma pi vaporosa, fatua, con braccialetti indiani e orecchini vari. Si siede. Luce intera.)
MARIE LUISE
(con vocetta flebile) Oh, mia piccola amica, sempre qui nel vostro giardinetto a coltivare pensierini... su, confidate alla vostra amichetta le piccole pene del vostro cuoricino.
ROSE
(con ampi gesti) Cielo, Marie Luise, la vostra sconfinata sensibilit vi spinge a spalancare il vostro grande cuore verso la mia persona cos insignificante nell'immensit dell'Universo...
MARIE LUISE
(con la testa tra le mani) No, no per favore, non dite certe parole ampie, non fate certi gesti, mi gira la testa, io amo le cose in miniatura, i concetti troppo grandi mi danno le vertigini... vorrei un bicchierino di orzata.
ROSE
Servitevi, ne abbiamo una botte da duecento litri.
MARIE LUISE
(sputa l'orzata, mentre Rose descrive con un gesto la grandezza della botte) Vi prego, non burlatevi di me. Soffro molto, sapete: ho una piccola rughetta (la mostra) qui, nell'angolo dell'occhio... l'ho notata la settimana scorsa e pensavo fosse una cosa passeggera, pensavo che dipendesse dal fatto che avevo sforzato gli occhi per un lavoro di pizzo... sapete, un centrino da mettere sotto un ditale, ma vedete, la ruga  sempre l.
ROSE
 vero, povera Marie Luise, vi segher la faccia in due.
MARIE LUISE
No! Non ditelo. Viviamo in tempi presiliconici. E stasera c' il ballo con dibattito dalla duchessa d'Hiver... ma gi,  un ballo in maschera! Di che mi preoccupo? La mascherina coprir la rughina.
ROSE
Mah...
MARIE LUISE
Voi dite che... capiranno ugualmente?
ROSE
La malvagit degli uomini  sconfinata.
MARIE LUISE
Oh, Rose, mia piccola amichetta, sapete, vero, chi ci sar stasera al ballo? Il poeta Millet. Lo conoscete?
ROSE
(sussultando) No! (inchioda una farfalla)
MARIE LUISE
Perch siete turbata?
ROSE
Non sono turbata!
MARIE LUISE
Ma invece della farfalla avete infilzato con lo spillo il vostro dito pollice.
ROSE
Voglio catalogarlo... sto preparando una mostra delle mie dita.
MARIE LUISE
(sospirando)  un uomo cos colto, Millet... oh, i suoi giudizi nei dibattiti sapete com' sono spesso feroci, ma parla in modo cos interessante che... spesso dopo che ha a lungo parlato la platea rist come quando  passato un temporale e ci si chiede: cos' successo? Cos'ha detto? E nessuno ricorda bene quali fossero i concetti esposti e i problemi posti ma  certa di aver assistito a qualcosa di unico, di singolare... questo almeno le prime volte.
ROSE
S, ma di cosa parla?
MARIE LUISE
Oh, di tutto... politica, arte, dietetica... della presenza e dell'assenza... di ci che  presente in noi ma nel contempo ci sfugge... e poi tocca.
ROSE
Tocca... argomenti?
MARIE LUISE
No, tocca parti del corpo, specialmente le clavicole, fa cos col dito, tocca qui e dice: signorina io a lei l'ho gi vista...
ROSE
Che genio.
MARIE LUISE
S, e i suoi amici della Loggia, anche loro toccano, ma  un toccare banale, lui invece  come se... ti toccasse nel profondo... come un secchio che cala in un pozzo... siete mai stata toccata da un uomo? Voglio dire, da un uomo che non fosse vostro padre o vostra madre...
ROSE
No, mai.
MARIE LUISE
Poverina.
ROSE
(sospira) Gi... parlatemi di Parigi... qua non succede mai niente, muore un'ape, nasce un grillotalpa, una rosa si spampana, un'altra si erge, e poi rugiada, rugiada, rugiada tutte le mattine, e il pappagallo che parla, parla, parla... ma ditemi (le si stringe vicino) quali sono le novit di Parigi?  vero che ci sono ormai pi carrozze che gente a piedi? Che esistono locali dove poeti con folte barbe fulve inneggiano a Satana? Che stanno costruendo torri di metallo, nuove carceri, grandi stadi al coperto...
MARIE LUISE
Oh, Parigi  magica... ieri era tutta coperta di neve.
ROSE
In giugno?
MARIE LUISE
Volevo impressionarvi... no, questo inverno era coperta di neve, la gente riempiva i boulevard e i grandi magazzini, c'erano gendarmi dappertutto e poveri, tanti poveri, alcuni vivi bercianti, altri morti rigidi per il freddo, li avevano mssi ai lati della strada con un lampione in bocca cos (mima con la bocca storta) per illuminare con la scritta "Buon Natale"... e improvvisamente  passata la carrozza dell'imperatore tirata da otto cavalli mascherati, aveva i vetri blu fum e io ho visto il viso dell'imperatore un attimo, il balenare di un guanto bianco... ha fatto cos (gesto isterico) credo che sia un uomo molto infelice.
ROSE
E i balli? Dite, i balli?
MARIE LUISE
Oh, l'ultima moda  che le donne si mettono i candelieri direttamente in testa, cos sono loro a illuminare la scena, certo la cera calda gi per il collo fa soffrire ma sapeste com' eccitante avere centocinquanta candele in testa...
ROSE
E gli uomini?
MARIE LUISE
Quelli, in testa... ci hanno le corna. (ride sguaiatamente, sotto gli occhi allibiti di Rose)
ROSE
Che licenze, Marie Luise.
MARIE LUISE
Sono parigina... andr a letto con Millet.
ROSE
No!
MARIE LUISE
Perch dire no se non lo conoscete? Ci andr,  l'unico modo per entrare nel cenacolo delle arti statali, tutti lo sanno... perch no? Il fine  nobile.
ROSE
Ma  un uomo repellente.
MARIE LUISE
Proprio cos, (con trasporto)  straordinariamente corrotto e repellente... addio cuoricino... (cambia tono, si alza e si allontana) se ti ripesco a farmi concorrenza con Millet o con qualsiasi mio altro spasimante ti ficco tutti quegli spilloncini in quel ridicolo culo da papera e non potrai pi sederti su quella tua immonda altalena e se ti ci siedi ti dar una spinta che volerai fino sulla piazza del paese e con quei vestiti che hai addosso ti prenderanno per una bancarella di stracci e ti venderanno pezzo per pezzo... arrivederci, mia piccola...
(buio, musica)

SCENA V
(Armand e Millet al buio entrano da lati opposti, si squadrano, tormentano l'elsa delle sciabole. Luce primissima alba.)
MILLET
Ho il disonore di parlare con il duca di Saint-Raphael che in quel lurido fogliaccio chiamato "Guepe" ebbe a esprimere un giudizio assai poco lusinghiero sul mio poema Libellula di Maggio, fatto per cui avr l'incommensurabile piacere di ricamargli le trippe in regolare duello?
ARMAND
Piano con le parole, signore. Io non sono il duca di Saint-Raphael bens il conte Armand de Fariboles Rolands e sto cercando il barone Bouge che ho sfidato a duello avendo egli messo in dubbio la sanit mentale dell'imperatore...
MILLET
Il nostro amato imperatore! Aff mia, accusa indegna: incrocerei anch'io volentieri il mio ferro con questo vilissimo barone Bouge, ma devo dare la precedenza al duca di Saint-Raphael... ma sono le otto e mezza e ancora non si vede. Mi presento: sono il poeta Constantin Trobarclus Millet.
ARMAND
Lieto di conoscervi. Ma voi... non vi ho gi visto prima? (sottovoce) Non siete per caso un fratello della Loggia?
MILLET
In verit s. Sono il fratello 116. (si salutano in modo stranissimo, un incrocio tra un saluto aristocratico e un saluto rap tra neri)
 una gioia incontrare un fratello in un'occasione come questa... fa freddo stamane... tutte le volte che faccio un duello all'ultimo sangue, o piove o c' nebbia, e io ne esco sempre con una fastidiosa sinusite...
ARMAND
Anche voi? Vi fa male qui? Tutto l'occhio e poi lungo la mandibola e il braccio e vi bruciano gli occhi e sotto la pianta dei piedi avete come un formicolio?
MILLET
S. E anche un leggero senso di nausea.
ARMAND
Allora vi consiglio di fare i bagni di argilla a Vichy. Si mangia benissimo e... c' anche una certa casa...
MILLET
La casa della modenese?
ARMAND
La conoscete anche voi? (ridacchiano)
MILLET
E chi non la conosce. Si dice che anche l'imperatore, ai suoi tempi...
ARMAND
(irrigidendosi) Come sarebbe a dire "ai suoi tempi?
MILLET
Be', voglio dire che ormai  un uomo... anzianotto.
ARMAND
Mi sorprende che un poeta come voi abbia un vocabolario cos modesto. Anzianotto! L'imperatore  ancora un uomo nel pieno della virilit e sa fare il suo dovere cavalcando sia i quadrupedi sia i bipedi. Non  come certi artisti che gi a trent'anni, bruciati dall'assenzio, san dare alle donne solo strambotti... e assai brevi, per di pi.
MILLET
Scusate l'espressione "anzianotto", conte. Avrei potuto dire decrepito, vegliardo, vetusto, un vero gerente, un fossile, una mummia, un graffito paleolitico. Tutti sanno che ormai si eccita solo se si veste da ussaro o se qualcuno gli orina nell'elmo.
ARMAND
Vi proibisco!
MILLET
In quanto all'assenzio vorrei dirvi che noi artisti siamo in grado di bere e soddisfare donne contemporaneamente, e anche di alzarci la mattina presto per duellare, mentre voi aristocratici, come il suo duca di Saint-Raphael, preferite starvene al calduccio nel letto, invece di battervi. Voi, pubblico immobile e incipriato della violenta sinfonia della storia. (Armand fa un piccolo applauso ironico)
ARMAND
Che teatralit! Badate, guitto, qua non state scrivendo Lontra di Maggio.
MILLET
Libellula di Maggio! Non fate finta di ignorare la mia poesia,  sulla bocca di tutti.
ARMAND
Ecco perch vedo tanta gente sputare per terra di questi tempi.
MILLET
In guardia, conte. (estrae la sciabola)
ARMAND
Con piacere.
(incrociano le spade e poi insieme urlano) tutti e due
Per la Loggia! Honneur! Argenti Oubli!
ARMAND
(depone la spada) Le nostre parole segrete! Pazzi! Cosa stavamo per fare, fratello! Non possiamo batterci. Ben pi alti compiti ci attendono.
MILLET
 vero, se ci vedesse Durand.
ARMAND
E poi morire proprio oggi che sono innamorato.
MILLET
Anche voi?
ARMAND
Della pi dolce e desiderabile delle donne, (si siede sospirando)
MILLET
(si siede, irritato) Come potete essere cos sicuro... Voglio dire, una giuria ha stabilito questo titolo di "pi dolce"?
ARMAND
Il mio cuore lo dice.
MILLET
Il mio avanza un'altra candidatura.
ARMAND
La mia oscura il sole con la sua bellezza.
MILLET
Come poeta siete alquanto ginnasiale. "Oscura il sole." Cos'? Trecento chili?
ARMAND
Essa gareggia in biancore con la luna.
MILLET
Datele delle bistecche di cavallo, signore.
ARMAND
Be', forse non sar un poeta come voi e non ho mai scritto Lucertola di Maggio, ma io amo in modo scelto e superiore, come amiamo noi nobili, e anche lei  nobile... marchesa.
MILLET
Anche la mia.
ARMAND
 bella, nobile, e colleziona farfalle.
MILLET
Ohib, la mia pure.
ARMAND
Le prende, le imbalsama, le punta con uno spillo su un diario, cos... pie! Dalle sue parti le farfalle ormai sono pi rare dei galli cedroni.
MILLET
Anche la mia... in pi disegna rose.
ARMAND
Anche la mia. La mia veste di bianco, (si alza in piedi)
MILLET
La sua pi cara amica si chiama Marie Luise, (si alza, estrae la spada)
ARMAND
(estrae la spada) Ha un neo sul massetere sinistro.
MILLET
Non so cos'.
ARMAND
Qui. (indica la mandibola)
MILLET
Anche la mia.
ARMAND
Il suo stemma nobiliare mostra tre meloni affettati a met sostenuti da un grifo verde...
MILLET
...in campo bianco a gigli di fiandra e sullo sfondo un liocorno che insegue un veltro sotto le mura di Avignone...
ARMAND
(grida) ...e dice sempre: "cos il mio cuore". E il suo nome comincia per "erre"... (le spade si toccano)
MILLET
E finisce per "e".
ARMAND
E ama solo me...
MILLET
Anche la mia ama solo me...
(si fermano, si guardano, si abbracciano, sorridono)
ARMAND
Come siamo stati sciocchi...  evidente che se la mia ama solo me e la vostra solo voi, non parliamo della stessa persona, ma di due persone diverse.
MILLET
 logico,  matematico. Avete rischiato di morire per nulla!
ARMAND
No, voi avete rischiato di morire per nulla, (sguaina la spada, poi si calma di nuovo) Oh via, Durand non sarebbe contento di noi. Andiamo a puttane.
TUTTI E DUE
(insieme urlando) Honneur! Argent! Oubli! (si allontanano a braccetto ridendo e cantando in francese sull'aria de "le donne non ci vogliono pi bene")
Les femmes nous n'aiment pas plus
parce que nous pourtons la chemise rouge et noire!

SCENA VI
(Entra Rose, facendo roteare un ombrellino, col vestito un po' in disordine. Luce intera.)
ROSE
(cura le rose del giardino, le carezza) Da quanti anni vivo in questo giardino? Mi sembra di conoscerlo a memoria. Anzi, lo conosco a memoria, e non so immaginarmi altrove. Ma forse chiunque, anche un viaggiatore, un pirata pu dire altrettanto della propria vita. Esistono giardini piccoli e altri pi grandi, ecco tutto. Ultimamente faccio brutti sogni. Sogno un lago, un piccolo lago nel giardino, dove galleggia una grande foglia di ninfea e io mi ci sdraio dentro e il suo odore  cos intenso che mi stordisce e in quel momento mi accorgo che il giardino brucia. Bruciano la magnolia e i cespugli di rose, bruciano le mie farfalle, il diario, e io chiudo gli occhi per il fumo e li riapro e sapete cosa c'? Ghiaia, ghiaia bianca, dappertutto. E ci sono persone strane che prendono misure e pronunciano una parola misteriosa: residence. Anche il cancello del giardino  cambiato, non c' pi il nostro cancello maestoso con lo stemma col liocorno, c' un cancello basso e lungo che si apre da solo... silenzioso come spinto da un fantasma... ed entra una carrozza mostruosa senza cavalli, piatta, una bara che fa un rumore assordante, e ne esce una coppia vestita in modo assurdo. Mi guardano e chiedono: " qui che vendono un attico?". Io non so che dire. Cosa c'entrano gli attici? Gli attici sono un popolo che non esiste pi, credo. Magari ce n' qualcuno ancora in Grecia. E perch venderli? E poi il sogno diventa anche pi angoscioso. Il giardino  coperto di polvere. (chiude gli occhi, si addormenta) C' come il calore di un incendio recente, e non ci sono farfalle, n api. Un silenzio impressionante. E c', nel prato, un lungo crepaccio, e da dentro qualcuno che mi chiama: "Vieni, vieni, Parigi sta morendo, ci si spara sulle strade, da finestra a finestra, salviamoci, siamo ancora in tempo", e io le do la mano e vedo che la mia mano  vecchia, rugosa, e grido, e...
MARIE LUISE
(fuori campo) Yuhuu... Rose? (Rose si desta, con un sobbalzo) Che c'? Vi ho spaventata?
ROSE
Stavo facendo un brutto sogno.
MARIE LUISE
Bene!
ROSE
Come, bene?
MARIE LUISE
Bene! Meno male che non facevate un bel sogno. Ecoute moi, bietola. Quando si fa un brutto sogno ci si sveglia e si dice: "Ah, meno male, sognavo". Vero?
ROSE
Be'...
MARIE LUISE
Invece se ci si desta da un bel sogno, si resta delusi e tristi perch la realt  ben diversa. Quindi i brutti sogni sono pi belli dei bei sogni perch i primi al risveglio ci danno gioia, i secondi delusione e amarezza.
ROSE
Allora dovrei...
MARIE LUISE
Dovreste dire: ho fatto un sogno bellissimo, ho sognato che ero una farfalla e mi mettevano sotto un bicchiere e mi soffocavano con l'etere e poi tac uno spillo qui, e mi esponevano al pubblico.
ROSE
E potrei dire: che incubo, ero nel bosco e mi baciavo con un bellissimo giovane.
MARIE LUISE
Esatto. Nel nostro paese  usanza far sogni orribili, di modo che al risveglio ci si senta sollevati.
ROSE
Quindi non devo sognare che il mio paese sia un paese normalmente civile.
MARIE LUISE
Sarebbe da provinciale. Mi dareste, per favore, una farfalla?
ROSE
Per farne che?
MARIE LUISE
Per adornarmene i capelli.
ROSE
No,  crudele.
MARIE LUISE
Non  forse crudele impalarle su un album ed esporle alla curiosit generale?
ROSE
Ma  per la scienza. Io studio questi animaletti.
MARIE LUISE
E se studiaste pigmei?
ROSE
Tenete, (le d una farfalla)
MARIE LUISE
Adorabile lepidottero! Gialla! Si intona ai miei capelli. Millet impazzir!
ROSE
Ma se non le ha neanche notate... (si corregge) Cio, presumo che se le vedesse sul mio tavolino, neanche le noterebbe e invece, in testa a voi...
MARIE LUISE
Ci che una donna porta in testa in un giardinetto della banlieue  un cappello, ci che porta in testa a Parigi  moda. Le banalit pi trite e vuote, dette a un tavolo di osteria qui, ripetute a Parigi su adeguato palcoscenico, otterranno lo stupore e l'ammirazione generale!
ROSE
Quante cose sapete...
MARIE LUISE
Sono trasgressiva. Cos' questo?
ROSE
(mostrandolo)  un lombrico. Volete portarlo a Parigi? Lanciarlo in societ come braccialetto?
MARIE LUISE
No, non si usa pi, non si usa pi. (esce schifata)

SCENA VII
(Entra Armand con una mascherina sul volto. Luce intera.)
ROSE
Aaaah!
ARMAND
Che c'? Oh, scusate, l'abito di lavoro... L'ho spaventata? Ho una grande notizia! Noi della Loggia dei Puantes saremo tutti insigniti del titolo di cavaliere. Mi spetter una villa a Parigi e ottomila franchi di rendita mensile. Inoltre avr il diritto di voto nelle assemblee per le impiccagioni, biglietti gratis per l'opera ed ecco qua! Il cappello di sergente maggiore della Loggia, quattro pennacchi e due bonbon, inoltre... (le si fa vicino con aria complice) lei conosce i fantasmi neri e i nazicestbon?
ROSE
S. Sono stte, ( aperta)
ARMAND
Come fa a sapere quanti sono?
ROSE
Sono stte, stte segrete.
ARMAND
Be', questi due mi hanno chiesto di iscrivermi. Perci ora potr appartenere a ben tre...
ROSE
Stte.
ARMAND
Tre stte... ma mi prende in giro? ( chiusa)
ROSE
Ma no, Armand, stte  il numero, stte  il plurale di stta, ora ad esempio mancano venti alle stte.
ARMAND
Ci manca... chi si ritira! I nomi, voglio i nomi!
ROSE
Basta, siete un caprone! Ma tutte queste promozioni, non vi chiederanno nulla in cambio?
ARMAND
Be', certo in cambio dovremo fare qualche lavoretto d'ordine pubblico, ma ho una buona notizia anche per voi.
ROSE
Davvero?
ARMAND
S. Uno dei fratelli della Loggia  nientemeno che il grande sarto Curval. Sta cercando delle disegnatrici di stoffe per il suo atelier. Ebbene, gli ho detto che voi disegnate rose e farfalle con gusto squisito.  molto interessato. Domani ci aspetta a Parigi alle set... alle otto, per ha detto se venite un'ora prima, anche meglio.
ROSE
Oh, ma io disegno cos, per il mio piacere.
ARMAND
Il vostro piacere diventer il piacere di tante altre donne che non hanno il piacere di conoscere rose e farfalle dal vero e se ne adorneranno. Ha detto Curval di portare anche un costume da bagno.
ROSE
Perch?
ARMAND
Perch nel suo atelier, che egli chiama "loft", si lavora sotto una grande vetrata e spesso per il caldo del sole tutti lavorano in costume da bagno.
ROSE
Non vi credo.
ARMAND
Perch egli  quasi cieco e riesce a distinguere le silhouette delle persone solo se sono in costume da bagno.
ROSE
Balle.
ARMAND
Perch egli, lavorando tutto il giorno in mezzo ai vestiti,  ormai allergico ai vestiti stessi.
ROSE
Balle.
ARMAND
Perch una chiromante una volta gli predisse...
ROSE
Balle.
ARMAND
Perch  usanza dei contadini dell'Alta Savoia, di cui Curval  originario...
ROSE
Balle.
ARMAND
(gridando) Perch Curvai scopa tutte quelle che assume e assume tutte quelle che scopa.
ROSE
Non mi interessa, e poi non ho un costume da bagno.
ARMAND
Eccolo qui. (estrae di colpo un minuscolo bikini colorato)
ROSE
Mai!
ARMAND
Io non posso essere sergente della Loggia dei Puantes e avere come fidanzata una specie di barbabietola piantata qui in campagna.
ROSE
Armand!
ARMAND
Questi sono tempi in cui bisogna osare! Il gusto francese va alla conquista del mondo. Siamo giovani, forti, sieronegativi e soprattutto delinquenti. Un paese di delinquenti, guidato da delinquenti, pu ottenere qualsiasi onesto risultato, lo dice Durand. Bada, Rose, vedo che non hai ancora aperto il cofanetto, nonostante i miei divieti. Ebbene, ecco il tuo costume da bagno: torner domattina alle stte, e se non verrai con me ti denuncer per attivit antipatriottica, vilipendio a stilismo di stato, strage di lepidotteri demaniali, e resistenza a corteggiamento di regime. Ti sequestreranno tutto: diario, rose e farfalle. Marcirai in prigione! Imbalsamerai i topi!
ROSE
Nooo!
ARMAND
Ricorda, alle sette, pronta! In costume da bagno.

SCENA VIII
(Rose piange, guarda il costume da bagno, se lo prova sul vestito, piagnucola ancora. Entra Millet, anche lui medagliaio, di nuovo con l'annaffiatoio.)
MILLET
Piangete, signorina Rose? Volete una tisana di convolvolo fatta con le mie modeste mani di giardiniere?
ROSE
Piantatela con questa commedia.
MILLET
Perch piangete?
ROSE
Ahim. Armand  crudele. Vuole che vada a Parigi in costume da bagno.
MILLET
A nuoto lungo la Senna?
ROSE
Ma no. Vuole gettarmi cos, vestita, tra le braccia del sarto Curval.
MILLET
Quell'uomo senza scrupoli! Quell'intorcinatore di nastri! Quel plissettato re del nulla! Quell'agucchiatore melenso! Quella checca ritinta!
ROSE
Non  checca.
MILLET
 un sadico depravato, ho visto i corpetti da tortura che disegna, (si lecca i baffi, eccitato, mima le forme del corpo) quei pantaloncini aderenti che si infilano nei recessi, quegli stivaletti puntuti... ma gi, che vi aspettavate? Armand  sergente della nostra, pardon, della sua Loggia dei Puantes, il suo mondo  quello, lo sfarzo, il successo, il segreto militare... il satin...
ROSE
Il cosa?
MILLET
Ma voi siete diversa, (cerca di abbracciarla) Voi siete un'artista. Il vostro posto  controvento... cos, (si mette in posa plastica) contro lo spirito del tempo che getta su di voi zaffate di profumi volgari, di folla berciante, di ingorghi stradali, di indifferenza, di egoismo. Ebbene contro questo vento mortale, abbracciatevi all'albero maestro dell'arte, cos come Ulisse quando evit l'incanto delle sirene. (la branca)
ROSE
Piano... (si libera dalla stretta)
MILLET
Solo l'arte, ciccia, vi salver da questi miserabili maggiordomi dei tempi, da questi stupratori del buon gusto, da questa merda in ghingheri. Venite con me. A Parigi ho comprato un piccolo attico. Perch trasalite? Una soffitta in rue des Rennes, due metri quadri, ma di lass si vedono i tetti di Parigi e quando  limpido il massiccio Pirenaico e le Alpi esterne e Firenze e le barche siciliane che tornano in porto... e l'Africa...
ROSE
(stupita) A che piano abitate?
MILLET
In alto... Con gli occhi della fantasia, intendo. Vivremo solo noi due e io dipinger, vi abbozzer, vi disegner, vi schizzer giorno e notte, solo noi due, perch io sono un uomo schivo almeno quanto voi. Noi non amiamo la folla, la mondanit, il protagonismo, i premi. Noi ci premiamo da soli...
ROSE
Oh, certo io sono pi schiva di voi. In dieci anni sono uscita da questo giardino due volte: una volta per l'operazione alle tonsille e l'altra quando hanno sparso l'anticrittogamico. Io vivo qui, con le mie farfalle. Amo le vite brevi... non potrei mai seguirvi a Parigi. L tutto misura troppo. Sono pi schiva di voi, vedete, mi ritraggo.
MILLET
Voi scherzate. Io sono il letterato pi schivo di Parigi: sapete come mi chiamano? Il verme solitario.
ROSE
Siete pi schivo anche di Canal?
MILLET
Quell'esibizionista finto eremita! Sono molto pi schivo di lui. Un pagliaccio da premio letterario, ecco cos' Canal!
ROSE
Ma anche voi avete partecipato al premio Oscar Belebon, mi pare...
MILLET
Di malavoglia, e soffrendo... perch non volevo che lo dessero a lui. Sono stato tutta la sera nascosto dietro una tenda e ho vomitato due volte. Quando mi hanno premiato non ho dato la mano per ritirare il premio. Me l'hanno dovuto infilare a forza nel taschino.
ROSE
Cos'era?
MILLET
Un gigantesco fauno di bronzo. Il taschino ne usc rovinato e subito dopo corsi sul Lungosenna deserto urlando, e stetti solo sei giorni e sei notti. Intanto Canal andava in giro per i tabarin. Ah! Schivo, lui!
ROSE
Ma lui vive da anni tappato in casa.
MILLET
S, ma ogni giorno convoca due giornalisti e spiega le ragioni per cui sta tappato in casa.
ROSE
Anche voi avete indetto parecchie conferenze stampa.
MILLET
Incappucciato. E di spalle. Solo per spiegare in che modo sono pi schivo di Canal. Ho anche tenuto un seminario affollatissimo su questo. Non c' persona, a Parigi, cui io non abbia personalmente esternato i motivi del mio essere schivo... motivi argomentati. Proprio in questi giorni festegger con un grande ballo al Bains Douches il decimo anniversario della mia decisione di ritirarmi dalla vita mondana. E Canal verr, vedrete. Lui c' sempre.
ROSE
Va bene, verr. Ma, per favore, quando andrete in giro a fare lo schivo, lasciatemi a casa.
MILLET
Adorabile schiva! Piccola schiva! Non vedo l'ora che sia domattina. Verr a prendervi alle sette e mezza, vi porter a Parigi. Ora vi lascio, capirete, devo restare un po' solo...
ROSE
Vi capisco. (Millet esce) Parigi... (sospira con aria sognante)
(buio, musica)

SCENA IX
(Entra Marie Luise. Rose sta preparando una piccola valigia. Luce intera.)
MARIE LUISE
Oh, mia piccola amica! Ditemi che quello che sto vedendo non  vero...
ROSE
Alludete alle apparenze del mondo che voi vedete in quanto falsit riflessa, cio filosoficamente parlando...
MARIE LUISE
No, non filosoficamente. Ditemi che non  vero che vi vedo fare la valigina.
ROSE
S. Parto per Parigi.
(Marie Luise si copre il viso con le mani e crolla a sedere, il corpo sembra scosso da singhiozzi)
Su, Marie Luise, non fate cos, mi straziate! Torner presto, non piangete...
MARIE LUISE
Ma chi piange? Sto, uh... ridendo, (si chiarisce che il singhiozzo  in realt una risata convulsa) Voi... la barbabietola... a Parigi... uh!
ROSE
Non siate cos crudele... certo, non sono una parigina alla moda, ma ho ricevuto una buona educazione.
MARIE LUISE
Voi, a Parigi! Ma non siete in grado, piccola mia, cosa mai vi  venuto in mente? Parigi non  un giardino di rose. Vi vedo gi, cos vestita, col diario sotto braccio e la retina delle farfalle, che camminate la sera sul Lungosenna... "cos il mio cuore"... passa un bruto e traaaaac. (fa un gesto volgare)
ROSE
Vi prego! Cosa mi manca per essere una parigina?
MARIE LUISE
Tutto vi manca. Vi manca l'abc, e la "erre" (moscia), per giunta.
ROSE
Ammaestratemi voi, amica mia.
MARIE LUISE
Lezione di Parigiologia n 1. Vieni qui, bietola, (la fa sedere) Vediamo... mettiamo che voi siate in un bar di Parigi, un giovanotto di bella e nobile presenza si siede al tavolo vicino al vostro, e inizia a guardarvi. Come vi comportate?
ROSE
Lo guardo anch'io?
MARIE LUISE
No! Guardare  gi cedere! Tenetelo a distanza... cos! Guardatelo senza guardarlo, (mima, con gli occhi un po' strabici)
ROSE
 difficile.
MARIE LUISE
Si impara. I bulbi oculari devono essere indipendenti, fate ginnastica, cos. (rotea gli occhi) Tenetelo sotto controllo, ma ignoratelo, attiratelo e respingetelo, adulatelo e disprezzatelo. I giovanotti - e la plebaglia si conquistano cos.
ROSE
(dopo aver strabuzzato gli occhi) Non ci vado pi a Parigi!
MARIE LUISE
Ma no, bietola,  facile. Dopo un po' che voi lo ignorate egli si presenter, e voi tirerete fuori il giornale di quel giorno.
ROSE
Per nascondermi dietro?
MARIE LUISE
No! Chiederete al giovanotto: a che pagina siete, signore? Poich se egli  sul giornale di quel giorno, quindi presumibilmente tutti i giorni, egli  persona degna di essere conosciuta: politico, uomo di spettacolo, industriale, sportivo, o magari anche stupratore o inventore di una macchina per arrotondare le uova... comunque persona di cui si parla.
ROSE
E poi?
MARIE LUISE
Poi lui ti dir: "signorina, io oggi sono a pagina 13, 16, 19, 23 e 26".
ROSE
Tutta questa roba?
MARIE LUISE
"A pagina 13 sono nella cronaca del ballo della duchessa d'Hiver, a pagina 16 sono tra gli inquisiti della setta dei Marsigliesi, a pagina 23 in fotografia sono tre posti dietro l'imperatore alla prima dell'opera e a pagina 26 sono firmatario di un appello per la salvezza del muflone di Corsica."
ROSE
Oh, anima nobile!
MARIE LUISE
"A pagina 32 figuro eletto vicepresidente del circolo della caccia di Buttes-Chaumont, e inoltre domani sar la foto centrale del cruciverba di prima pagina della "Semaine des Enigmes".
ROSE
Eh! Ma  il massimo della notoriet!
MARIE LUISE
"Modestamente... perci, signorina, vorrebbe lei stasera pranzare con me presso la duchessa Ivanovna in scelta e aristocratica compagnia?"
ROSE
Dico s? Dico no?
MARIE LUISE
Una risposta positiva ma sfuggente, seducente ma gelida.
ROSE
Mmmm... (mugola indecisa)
MARIE LUISE
Fai schifo, bietola, cos: "Signore, tutto mi annoia in questa citt. Da tempo conosco ormai ogni salotto, ogni foyer, ogni pavillon de chasse, da tempo ormai le sue malignit e i suoi pettegolezzi non mi divertono pi, da tempo detesto la rozzezza dei suoi politicanti e il vaniloquio dei suoi intellettuali, ma il mio destino  di illuminare... ebbene s, io sono una lampada, e senza la mia luce cosa sarebbe questa citt? Perci verr con lei. Ma non pretenda da me un sorriso".
ROSE
Che brava!
MARIE LUISE
Ma non basta! Dopo, come ti comporterai nel salotto della duchessa? Su, in piedi. Come entrerai?
ROSE
Cos? (rigidissima) Permesso?
MARIE LUISE
Pi socievole.
ROSE
Permesso! (sguaiata)
MARIE LUISE
Meno... Ecco vai, vai, arriva la duchessa, fai un inchino alla duchessa. No! Quello  un inchino al cagnolino della duchessa! Bene, ecco ora rialzati! Ora devi imporre la tua personalit. Tutti sono l, pronti ad accorgersi che sei una bietola di provincia ma tu gli dimostrerai che puoi essere dieci volte pi arrivista, fetente, vacua e cinica di loro. Fa' vedere!
ROSE
Aaah! (ruggisce)
MARIE LUISE
Cos... una regina malvagia. Vai dalla vecchia duchessa!
ROSE
Lieta di vederla duchessa d'Hiver. Ha un bellissimo dcollet.  la sua pelle quella che vedo o una canottiera di tartaruga?
MARIE LUISE
Cos, spietata.
ROSE
Oh, marchese Petit-Four?  vero che l'hanno fatto addetto all'ambasciata in Austria? Spero per lei che nei bordelli austriaci abbiano delle frustatrici al livello di quelle di madame Crudelia.
MARIE LUISE
Sei forte...
ROSE
Oh! Mademoiselle Moret, l'ho vista nella parte di contadinella in Amori agresti. So che lei teneva molto alla parte e ha sostenuto numerosi provini, al termine dei quali non erano gli occhi la parte del corpo che le bruciava...
MARIE LUISE
Eeeeeh! (ammirata, quasi spaventata)
ROSE
E adesso ditemi dov' il buffet, branco di morti viventi!
MARIE LUISE
Vai forte. Ora dimmi, cosa dirai se incontri un intellettuale?
ROSE
I libri fanno tutti schifo e sono troppi, lei fa benissimo a denunciarlo due volte l'anno nei suoi libri.
MARIE LUISE
Un colonnello?
ROSE
Cosa vogliono questi pacifisti? I cosacchi a Versailles?
MARIE LUISE
Un cardinale?
ROSE
Che bella sottana, e come la fascia bene.
MARIE LUISE
Durand, il maestro della Loggia?
ROSE
Cosa aspettiamo ancora a spazzarli via questi meticci...
MARIE LUISE
(con improvviso trasporto, abbracciandola) Ti porter a Parigi! Domani alle otto. Far di te la donna pi chiacchierata e corteggiata della citt. Lascia Armand, lascia Millet! Sfonderemo. Hai talento, mia dolce amica, dammi del tu.
ROSE
Voi... lei... lui...
MARIE LUISE
Un'altra volta... domani alle otto, (finge di uscire, si nasconde dietro un cespuglio. Rose resta sola, accenna una camminata un po' altezzosa, se ne va. Buio)

SCENA X
(Luce dell'imbrunire. Marie Luise e Armand si chiamano con versi da uccelli. Marie Luise esce dal nascondiglio. Armand e Marie Luise si abbracciano.)
ARMAND
Mi sembrava di impazzire senza di te. Quanto, quanto ancora dovr aspettare?
MARIE LUISE
Domani. Domani sar tutto finito. Porter Rose verso Parigi e durante il viaggio ci fermeremo a cogliere fiori lungo l'argine della Senna.
ARMAND
E se non vuole coglierli?
MARIE LUISE
Le dir che  una forma di scaramanzia di tutti quelli che vanno a Parigi. E poi, quando  chinata, una spinta e pluff... addio mia bella Ofelia! Ai rospi!
ARMAND
E se sa nuotare?
MARIE LUISE
E dove ha imparato? Il massimo di acqua che ha visto  quella dentro la caraffa dell'orzata.
ARMAND
L'istinto di sopravvivenza.
MARIE LUISE
 tanto vestita che affonder come una pietra.
ARMAND
Amore, amore mio, mia piccola serpe, anaconda...
MARIE LUISE
Sergentone della Loggia mio! Quando Rose sar morta sua madre morir di crepacuore e in quanto cugina erediter io questa villa. Ci costruiremo un maneggio, un ristorante, una clinica di massoterapia...
ARMAND
Un poligono di tiro...
MARIE LUISE
S. Vai ora, via! La mia mente  lucida ma il mio corpo ti brama. Dopo, dopo, dopo, mio amato, e ricordati di uccidere Millet.
ARMAND
Stanotte l'ho invitato a una partita di caccia al facocero ma stanotte un pallettone sbaglier la sua traiettoria! (ride, se ne va)

SCENA XI
(Armand se ne  andato. Arriva Millet lanciando il richiamo di un gufo, corre ad abbracciare Marie Luise.)
MILLET
Mi sembrava di impazzire senza di te. Quanto, quanto dovremo ancora aspettare?
MARIE LUISE
Domani, domani sar tutto finito. Sulla carrozza ucciderai Rose con una tisana avvelenata... belladonna, stramonio e peyote...
MILLET
E se resiste?
MARIE LUISE
Il cocchiere, Jean,  pronto ad ammazzarla a bastonate. Ha sei figli, farebbe qualsiasi cosa per dieci franchi. Anzi, meglio suo fratello Gerard! Ha dieci figli e farebbe qualsiasi cosa per sei franchi...
MILLET
Amore mio, diabolica Milady! (la stringe)
MARIE LUISE
Mio delizioso scribacchino...
MILLET
Quando avrai ereditato trasformeremo la Villa delle Rose in un grande centro agrialchimista nouvel multimediale, faremo seminari su Puvis de Chavannes e sui pulviscolaristi, indiremo un premio letterario, ho gi uno sponsor, la Michelin.
MARIE LUISE
Anche una scuola di danza...
MILLET
S, ma vai ora, la mente  fredda ma il corpo brucia e ricordati di uccidere Armand.
MARIE LUISE
No, guarda che sei tu che devi ucciderlo.
MILLET
Lo ha gi ucciso il conte Radinsky nel duello in riva al mare, al tramonto.
MARIE LUISE
No, guarda, quello l'hai scritto in un tuo racconto, per lo pi copiato.
MILLET
Non ricordavo... Lo uccider... il successo costa.

SCENA XII
(Entra in corsa Rose: abbraccia Marie Luise. )
ROSE
Oh, Marie, Marie, mi sembrava di impazzire senza di te, quando...
MARIE LUISE
Domani! Domani sar tutto finito... stanotte Armand e Millet si spareranno l'un l'altro, intanto io soffocher tua madre nel sonno con un cuscino e tu darai la polpetta avvelenata al vecchio cane Bertrand, non si sa mai che bizzarri testamenti possono fare le vecchie madri cinofile...
ROSE
Non vedo l'ora che sia domattina.
MARIE LUISE
Vai ora! I nostri corpi crepitano. Vai, bietolona assassina.
(se ne vanno, in opposte direzioni)

SCENA XIII
(Entrano Armand e Millet, sembrano voler duellare, poi Armand vola in braccio, a cavalluccio, a Millet che lo sostiene.)
MILLET
Oh, Armand, Armand! Mi sembrava di impazzire senza di te quando... (ruba la battuta ad Armand) Domani alle sette, domani per fortuna sar tutto finito. Il cofanetto che ho regalato a Rose contiene due grammi di formaggio Vachemort... nessuno pu resistere al suo gas putrescente... morir, e dopo bruceremo la villa e i suoi abitanti e daremo la colpa ai sovversivi.
ARMAND
Saremo promossi capitani della Loggia!
MILLET
Andremo a vivere insieme! In Italia, l  il paradiso per ogni camorra e massoneria. In una di quelle isole stupende: Alicud, Stromboli, Filidelicud...
ARMAND
Prima per il paese sar tutto in mano a Durand... un paese di delinquenti, guidato da delinquenti. Ma vai, ora! La mia mente  lucida ma il corpo guizza, addio mon Narcise.
MILLET
Addio, negra indemoniata!
(sottovoce sensualmente) Honneur... argent... oubli. (buio)

SCENA XIV
(Luce che illumina uno a uno gli attori man mano che iniziano a parlare.)
MARIE LUISE
(entra rivolta al pubblico, sulla parte sinistra) Com' successo tutto ci? Perch sono cambiata? Ero una brava ragazza poi furono le parole, s! ecco, le parole, a me piaceva tanto conversare. Non dico aver sempre ragione ma talvolta sembrare io la pi virtuosa, la pi saggia, la pi spregiudicata. Criticare un po' un vestito, calunniare un marito. Il nostro paese era un cos bel palcoscenico: perch non essere tra gli attori protagonisti? Poi tutti cominciarono a voler la battuta, ad alzare la voce e divenne impossibile avere ragione. C'era pi odio in una semplice conversazione al Luxembourg o in una festa di beneficenza che su tutti i campi di battaglia dell'imperatore...
(entra Armand, parla non vedendo Marie Luise - e da lei non visto - al centro del palcoscenico)
ARMAND
...E io mi accorsi che le cose volgari, quelle di cui fino a qualche anno fa mi vergognavo, ora potevo dirle e mi facevano ottenere il rispettoso silenzio di tutti. E se qualcuno protestava lo chiamavo "anima bella" e lo zittivo, e potevo lodare l'antico spirito dei nostri antenati che cacciarono i barbari, e non li fecero entrare e invadere la nostra citt coi loro miserabili commerci e il loro sperma meticcio. E sentii una nuova rabbiosa sicurezza nascere in me e vidi la gente amare le divise e contemplare la bellezza delle armi e capii che per molti anni avevo avuto paura di pronunciare la parola che invece era la pi normale ormai, la pi accettata: assassino. Assassino, che nobile patriottica parola! Ogni uomo che ama il suo paese non pu che desiderare la morte di met dei suoi abitanti... Chi l'ha detto? Molto pi della met!
(entra Millet, a destra, rivolto al pubblico)
MILLET
...Cos cambiai ci che scrivevo, perch capii che le idee che avevo sempre professato erano ora derise e invise, e pensai: cos non sar dimenticato e un giorno potr tornare a scrivere ci che scrivevo prima, ma c'era sempre qualcuno che scriveva qualcosa per cui quello che scrivevo non era abbastanza cambiato e allora ancor di pi mi pentii e cambiai strumenti e toni dell'arte mia, ma da tutte le direzioni arrivavano poeti che rinnegavano le loro rime, pittori che insultavano i loro passati quadri, musicisti che schernivano i loro antichi spartiti, registi che chiedevano perdono delle leggerezze giovanili, e sempre pi dovetti cambiare...
MARIE LUISE
...E ho detto le frasi pi perfide e ho gioito degli amori finiti e delle donne cadute in rovina, e ho deriso i deboli e ho schernito chi non era pi invitato al ballo, perch temevo che un giorno toccasse a me, ed ero pronta a tutto, mi bastava essere l nel salone della festa, mi bastava che non mi lasciassero fuori...
ARMAND
Si comincia con poco: ti chiedono un piccolo favore, poi un altro, poi ti dicono che c' qualcuno che potrebbe fare gran danno alla causa. Questo  un paese oscuro: come sapere se la persona che ti d un ordine  amico o nemico? Ma una regola c': comincia ad ammazzare il pi debole, il pi forte ti protegger. E cos feci. Mai uno, dico uno solo dei miei delitti  stato scoperto. Tutto affondato... nel passato.
MILLET
...Come odio coloro che mi ricordano il mio passato. Voi potreste dirmi: ma se questo passato era cos orribile e sciocco, perch continuate ossessivamente a parlarne? Se davvero ora siete sicuri e saggi, perch restate legati alla vendetta? Perch vi avvelenate di passato e non andate verso la luce del vostro radioso limpido futuro? Come odio coloro che mi ricordano il mio futuro.
MARIE LUISE
Vedo una gran sala da ballo, e siamo sempre in meno a danzare. Ognuno butta l'altro gi dalla scalinata, l'orchestra si azzuffa, i valzer finiscono con piroette nel vuoto, gi dalle finestre, le coppie si separano, si graffiano la faccia, ci si spinge, si grida.
ARMAND
No! Non un grido... li abbiamo messi in trappola, poi siamo passati con la cavalleria e li abbiamo... sepolti... nella sabbia, s, pi di mille uomini sepolti vivi, un esercito di straccioni. No, non ci vergogneremo di questo...
MILLET
...non ci vergogneremo di questo. Diremo, ora come allora, che eravamo giovani, non capivamo. Cosa pu capire un giovane, ingenuo intellettuale di quarantasei anni? Diremo che ci hanno obbligato, ricattato, ci inventeremo famiglie, prole numerosa, diremo che lo facevamo per non compromettere gli amici, ecco, diremo: fingevamo, ma eravamo disgustati...
MARIE LUISE
...S, ascoltiamo questa voce che dice: balliamo, dimentichiamo...
ARMAND
...S, dimentichiamo. Nessuno ricorder, chi scaver l sotto?
MILLET
Ricominceremo da capo. Nuovi libri, nuovi quadri, nuove idee...
ROSE
(entrando alle loro spalle) Parigi! Com'era bella e ricca Parigi.
MARIE LUISE
La moda di allora... Dei manichini tutti uguali, torvi... le donne alte e funeree: come eravamo buffi, come eravamo sciocchi.
ARMAND
Una guerra? Davvero ci fu una guerra?
MILLET
Bisogna pensare che vivevamo un clima intellettuale molto particolare.
ROSE
Io vivevo in campagna, sapete, dove ora c' lo svincolo dell'aeroporto di Neuilly.
MARIE LUISE
Io non ho mai detto queste cose...
ARMAND
Io non sono mai stato iscritto...
MILLET
 una calunnia, un'omonimia...
ROSE
Erano... brave persone, se ricordo bene.
MARIE LUISE
Non ho ucciso io Rose Papillon.
ARMAND
Non l'ho uccisa io.
MILLET
Uccisa? Nemmeno la conoscevo. Quella bietola... (si prendono per braccio, ridono, accerchiano Rose addormentata, escono)

SCENA XV
(Si fa luce piena. Rose si sveglia di colpo. )
ROSE
Che sogno! Che sogno. Oh, devo scriverlo... bisognerebbe inventare una scienza, un mestiere forse, persone che ascoltano i sogni degli altri. Oh, ma come sono ingenua! Chi sarebbe cos pazzo da pagare un solo franco una persona che ascolta i tuoi sogni... Era un sogno stranissimo: c'era Millet travestito da giardiniere, Armand sergente della Loggia, Marie Luise che voleva buttarsi nella Senna e io che volevo uccidere mia madre... oh, che oscuri presagi.
ARMAND
(entra serissimo) Scusate il ritardo, signorina, ma oggi a Parigi possono circolare solo i cavalli con le zampe dispari. Ho dovuto tagliare una zampa al mio, uno spettacolo orribile. Ma no,  uno scherzo, a Parigi si ride cos.
ROSE
Armand, ho sognato che eravate iscritto a una loggia segreta...
ARMAND
I sogni non possono diventare prove.  pi facile che le prove possano svanire come sogni... ma la situazione  grave, amica mia. Bisogna fare qualcosa, stia zitta,  un dibattito, grazie alle mie nuove potenti amicizie ho trovato posto in una nuova fabbrica d'armi: la Cartoucherie. Ho gi presentato un mio brevetto segreto: la ghigliottina invisibile o ghigliottincolla. E cos: (mima) la lama cala e tac, stacca la testa, risale e tac con la colla riattacca la testa, stacca (gi) e riattacca aaah (grido di orrore) aaah (grido di sollievo) dimodoch: a) nessuno pu accusarci di nulla perch il corpo viene restituito intatto ai parenti, b) l'operazione pu essere pi volte filmata.
ROSE
Filma cosa?
ARMAND
Niente niente, non capireste! Ahhhh, gi (ripete il verso e il gesto della ghigliottina) su.
(entra Marie Luise, guarda Armand che va su e gi)
MARIE LUISE
Cos', un nuovo ballo?
ROSE
No, no, il conte Armand mi spiegava... il suo nuovo lavoro. Vi conoscete?
(Armand e Marie Luise si fanno cenni d'intesa con la testa)
MARIE LUISE
Forse s, vi ho visto di sfuggita al ballo della marchesa d'Hiver. Eravate quello che prendeva a schiaffi tutti.
ARMAND
Modestamente non sono gli argomenti che mi mancano.
ROSE
Sapete, Marie Luise, vi ho sognata.
MARIE LUISE
Ah s? E com'ero? Ero carina? Ero onirogenica? E il trucco? Com'era il trucco, oh! Dovete avvertirmi quando state per sognarmi.
ROSE
Calma, calma! Eravate graziosa. Graziosa e crudele e... volevate portarmi a Parigi.
MARIE LUISE
Ma certo che vi porter... oh, sapete, c' un posticino delizioso lungo la Senna, ci fermeremo l e faremo un picnic... e magari un bagno.
(Rose si accorge dei cenni d'intesa che si fanno Armand e Marie Luise)
ROSE
Armand... Marie Luise... ma voi siete veramente miei amici?
MARIE LUISE
Ma, Rose, come potete dubitarne? Di questi tempi si hanno cos pochi amici che  un delitto non fidarsi...
ARMAND
Parigi sar il vostro nuovo giardino, piccola Rose
(Millet entra di corsa)
MILLET
Parigi non esiste pi. Un vasto incendio la divora da molte ore come una febbre inarrestabile. Notre-Dame  ormai un altare di macerie fumanti, i grifi roventi cadono sui passanti, le masse arabe e tunisine vengono fucilate a centinaia e il sangue scorre sui boulevard come un fiume in piena, la Senna  evaporata per il calore e mostruosi pesci e calamari giganti agonizzano nella secca, l'imperatore  stato destituito e nelle brasserie non si trova pi un'ostrica, tutte vuote come bare...  la miseria.
(Rose e Marie Luise gridano di raccapriccio)
MILLET
Ma no, non  vero... non riconoscete gli ultimi versi del mio poema, il poema di cui tutti parlano? Gli ultimi giorni di Parigi, ovvero Lucciola di Maggio?
ARMAND
Libellula... cretino da giuria, stupratore di esametri, non sapete neanche il nome del vostro poema...
MILLET
Libellula era il primo poema. Lucciola  il seguito, che riprende il successo del primo, e ho gi in cantiere il terzo, Leprotta di Maggio e il quarto, Il ritorno di Lucciola tre oppure Lampreda di Maggio. Sono un poeta prolifico.
ROSE
Ci avete cos spaventato. Sapete, poco fa ho sognato che eravate vestito da giardiniere, facevate parte di una loggia segreta e duellavate con Armand.
MILLET
Oh, ma che fantasia! Ma come potrei duellare con Armand... (sprezzante) la mia spada non arriva cos in basso.
ARMAND
Ma la mia pistola pu giungere alle vostre altezze con grande facilit. (estrae un revolver)
ROSE
Fermatevi! Per amor mio!
ARMAND
Va bene, Rose, ma a un patto... Se mi direte: amo solo voi, risparmier questo miserabile.
MILLET
Eh no! Dovete dirlo a me, amo solo voi e abbasser il brando.
ROSE
Va bene: amo solo voi.
(i due rinfoderano le armi, guardandosi con aria di trionfo)
ARMAND
Cos va bene, e adesso aprite il mio cofanetto.
MILLET
E bevete quella tisana.
MARIE LUISE
E annusate questo profumo.
ROSE
Che fretta! Ma cosa contengono?
MARIE LUISE
Il mio contiene il pi intenso e arrogante profumo delle nostre sale da ballo, le sue risate maligne, le canzonacce volgari e vi stordir. Ballerete, ballerete come una bambola meccanica e non vi importer pi di nulla. Andremo a Parigi. Poich la citt brucia, ma in alcuni esclusivi salotti, tra liquori pregiati e provviste di cibi bastevoli per anni, alcuni eletti contemplano l'apocalisse dalle finestre, sapeste com' bello guardare le fiamme e gli spari quando attraverso il vetro spesso nessun rumore giunge, ma solo la musica di un quartetto d'archi, e l'unica cosa mortale che aleggia l dentro  la noia... aprite il cofanetto e vi giuro che per voi si aprir un nuovo mondo, il placido dfil dell'indifferenza.
MILLET
Nella mia tisana c' sangue, polvere da sparo, e parole cos feroci e appuntite da conficcarsi nel cuore. Se verrete con me, Rose, io reciter per voi versi sanguinosi e violenti e vi far conoscere la nera Parigi e la sera ben scortati e protetti su una carrozza blindata scenderemo nella suburra. L sono locali ove potremo per modico prezzo assistere a mostruosit, pardon, spettacoli che vi turberanno oltre ogni limite e vedrete creature miserabili di cui nutrire i vostri racconti, esse sfileranno davanti a voi al suono di musiche scelte direttamente dalla municipalit, cantastorie milionari li accompagneranno con la chitarra, e questa umanit vinta e piagata si esibir e urler e si mostrer e chieder la vostra beneficenza e voi li beneficerete in pubbliche sfarzose cerimonie, ma loro, insaziabili nella loro oscena fame e miseria e scarsa igiene, loro chiederanno ancora piet e altri oboli e voi li darete, finch finalmente questi orrori tali e tanti, sommandosi, non avranno pi alcun effetto su di voi, pioveranno cadaveri dal cielo e voi... sbadiglierete.
ARMAND
Io far di pi. Io vi dar la vecchia onesta pulita sicurezza. Noi costruiremo una piccola solida casetta in questo orribile paesaggio, la cinteremo di un muro, ci sposeremo, Rose, avremo dodici figli: sei maschi, tutti addetti d'ambasciata, e sei femmine che sposeranno sei grossisti di latticini che ben presto moriranno schiantati nei bordelli -  la vita, so quel che dico - lasciando sei vedove riconoscenti ai loro genitori, cio noi, con le loro eredit e con la mia... colla nostra rendita di queste terre ci compreremo... un'edicola... un giornale... un pappagallo vivo... dei servi...
ROSE
Ma chi siete voi?
MARIE LUISE
Simpatiche macchiette, Rose.
MILLET
O forse assassini.
ARMAND
Accettiamo i nostri difetti. Apra il cofanetto Rose:  l'ora.
TUTTI E TRE
A Parigi, a Parigi, addio Rose. (se ne vanno. Rose riprende il diario. La luce cala)
...Oggi ho considerato le 108 rose di questo giardino. Quasi tutte sono contagiate dalla misteriosa malattia, di cui gi mi accorsi all'inizio di stagione; i petali caduti formano un tappeto dolciastro e odoroso che spegne ogni rumore, e tra le foglie gli insetti sono ormai cos numerosi che ho rinunciato a classificarli. Mi chiedo se  pi doloroso vedere morire un grande bosco incolto o un piccolo rigoglioso giardino, e mi chiedo se questo lo  mai stato, poich ogni ricordo, ogni speranza che abitava tra queste rose  chiusa in un museo di carta, in una falsa precisione di parole. E mi chiedo se verr primavera, o se anche primavera  una parola chiusa nel mio museo di carta, e ci attende un tempo di breve, feroce incendio, o un lungo silenzio di paludi e di mosche... se non ci stiamo addormentando immobili e dignitosi, cullati da nenie stupide, quasi divertiti davanti a questo colorato funerale...
Ma nel bosco ho sentito delle voci nascoste. Dicevano: "Amico, insegnami a fare di un ramo un arco, e della spina di una rosa una freccia. Insegnami a stare vicino a te, in silenzio. E se hai un sogno non dirlo, tienilo segreto. Fermalo... alla soglia delle frasi".
(La luce  calata durante il monologo, fino al buio.)

La moglie dell'eroe

(Una camera da letto. In fondo, un letto su cui  disteso un uomo in divisa con camicia, pantaloni e stivali. Davanti, una donna sta stirando una giacca militare piena di decorazioni.  vestita abbastanza elegantemente, di scuro, come se stesse per uscire.)
DONNA
Il problema, quando si stirano le divise, sono le medaglie. Bisogna stare attenti a non passarci sopra col ferro. E mio marito ne ha davvero tante! Perch, se le stirate, le medaglie non diventano pi grandi, larghe cos, (gesto) che magari a mio marito piacerebbe. No, si bruciano e anneriscono, si cancella la scritta e sono dolori. E guai a toglierle! Lui dice: quelle me le leveranno solo sul letto di morte, (si volta a guardare il corpo) Mah, lui vuole cos. Questa medaglia grande, guarda questa... accidenti non riesco neanche a spostarla,  il valore che gli si  appiccicato addosso. Lui ne va orgoglioso perch dice: ci rivedo la mia vita. Non so se a me piacerebbe avere delle medaglie, anche perch non so cosa potrebbero scriverci sopra. "Vent'anni di peperonata." Una fatta a ferro da stiro incoronato di alloro con la scritta: "Una vita senza una piega". Oppure come questa qua alla memoria: "Legion d'onore della zuppa di pesce 1968". Quell'anno cucinai in sole due ore una zuppa per lui e altre trenta persone, in una di quelle riunioni, una delle prime. Non ricordo il mese preciso, perch non dovevo ricordare, dovevo dimenticare e tenere la bocca chiusa. Dovevo tenere la bocca chiusa anche se non c'era la riunione, ma quando c'era la riunione, ancora di pi. Arrivavano in tanti, militari e civili, con certe facce da mistero... e poi si chiudevano di l, in salotto, e fumavano... una nube di sigari, pipe, sigarette, una cortina mimetica, perch il nemico non individuasse la posizione... che dopo dovevo tenere la finestra aperta due giorni... e poi chiedevano caff per tenersi su e io gi a far caff, avevo comprato una moka che sembrava la torretta d'un carro armato, e gi cento, duecento tazze. Siccome non potevo entrare nel salotto della riunione, passavo il vassoio del caff attraverso la porta. E pensavo che, l dentro, il cuore della patria batteva pi in fretta col mio caff. S, l si faceva la storia. Quando la storia era ben fatta, dopo tre, quattro ore, uscivano tutti, mio marito li salutava uno a uno, a volte mi presentava: "la mia signora" (tac, sbattere di tacchi) e loro mi guardavano un po' ebeti, chi mi salutava, chi mi baciava la mano, chi mi gridava: "riposo"! Ce n'erano parecchi anziani, un bel po' rincoglioniti.
Usciti tutti, mio marito si guardava allo specchio, si metteva in posa marziale e diceva: "Gliela facciamo vedere a quelli l!".
Io qualche volta gli ho chiesto che cos' che volevano "fargli vedere", e chi erano "quelli l" ma lui rispondeva: "Zitta che non sono cose da donne. Noi uomini gliela facciamo vedere a quelli l". Che suonava anche un po' ambigua a voler vedere il lato sconcio delle cose. Scusate, non  mio costume parlare cos, io ho avuto una vita sessuale educatissima con quello, (lo indica sul letto) normale, regolata, direi quasi militaresca. Esercitazioni una volta al mese. Per lo pi dei blitz, rapidissimi. Dopo le riunioni, qualche volta, lui usciva tutto rosso, eccitato, si vedeva che la riunione era andata bene, avevano deciso qualcosa di importante, e allora dopo lui diventava affettuoso e diceva: "Vieni, vieni che stanotte ti faccio provare l'amore alla berbera".
Perch era stato l, da giovane, ufficiale in addestramento, e secondo lui aveva scoperto l'amore alla berbera. Che sarebbe che lui stava immobile sotto, rantolando appena un po', tante grazie se non russava, e io sopra dovevo muovermi un po'... berberamente, che non so come facevano le berbere, come tutte le altre donne immagino, comunque mi davo da fare e dopo un po' capivo che lui gradiva perch mi incominciava a cantare una canzone... a bassa voce cos:
Mi piace vederti tremar o mia piccola Butterfly e forse nemmeno tu sai se chiedere amore o piet
che era il segno che si stava avvicinando all'obiettivo.
Se a me piaceva? Be', io... facevo il mio dovere, ecco. Ne parlavamo poco. Anzi, mai. Devo dire, ripensandoci, che la vita al fianco di mio marito non  stata proprio limpida, sincera. Anzi,  sempre stata oscura, ecco, piena di cose non dette, di segreti. Non ho mai saputo che cosa facesse veramente, oppure ho fatto finta di non sapere.
So che  stato un uomo importante, qualche anno fa. So che qualcuna delle persone che veniva qui alle riunioni, poi l'ho vista in televisione, anche se lui non voleva che io guardassi la televisione, diceva che era roba da civili, che non bisognava fidarsene... Un tempo riceveva spesso questo signor G. di cui ora i giornali parlano tanto, un ometto, vestito di nero funebre, sguardo da iena, che arrivava con un'auto blindata e due gorilla, due ragazzoni ringhiosi che stavano davanti alla porta e quando facevo il caff per il signor G., loro lo assaggiavano per sicurezza... ma siccome erano belli grossi, dopo l'assaggio non rimaneva niente e io dovevo rifarlo, il caff, e loro gi ad assaggiare, finch gli ho dovuto spiegare: "Guardate che se continuate cos, lui non lo berr mai il caff". E loro risposero: "Lei dice?", poi chiesero istruzioni, capirono, e allora io facevo delle tazze da mezzo litro e qualcosa rimaneva.
Be', io non so cosa succedesse l dentro, ma c'era sempre una grande eccitazione, entravano con valigette di documenti e pacchi strani. E dopo trovavo in terra dei fogli con nomi incomprensibili... s, perch si divertivano a usare i codici, si chiamavano con nomi di battaglia, c'era uno che chiamavano "Miccia", altro che miccia, era sui centotrenta chili, poi uno "Stuka", uno "Baionetta", poi "Giarabub", "Stambecco", artiglieria da montagna; e il generale "Aquila", completamente cieco che mi diceva sempre: "E tu, bambina, devi essere fiera del tuo pap che  un patriota", e io: "Lo sar", e poi ce n'era uno molto amico di mio marito, un uomo alto, col pizzetto, che chiamavano "Bomber", bombardiere in americano, credo fosse nell'aviazione... Era gentile e un po' verde, verde mimetico perch, non so come dire, si chiamava bombardiere ma stava ore al gabinetto,  brutto inserire nella storia patria degli episodi cos vili, ma  la verit, si bloccava la riunione per Bomber e quando rientrava dopo la battaglia applausi, frizzi, lazzi e battute, l nel salotto, bisogna capire la tensione del momento, certo non si sapeva mai se giocavano alla guerra o se era tutto tremendamente serio.
C'era, ad esempio, una telefonata che arrivava ogni tanto verso mezzanotte, e mio marito la aspettava molto teso. Tutte le volte che arrivava questa telefonata notturna, il giorno dopo leggevo sui giornali che era accaduto qualcosa di brutto. Qualche volta nei momenti di intimit ho provato a capire, chiedevo a mio marito: "Ma tu non hai paura di quello che succede?".
E lui rispondeva: "Sono gli altri che devono avere paura!".
Anch'io avevo paura di lui qualche volta, del gelo che aveva intorno, di quegli sguardi vuoti, di quei mutismi pieni d'ira. Odiava a tempo pieno, ventiquattr'ore su ventiquattro, odiava "quelli l" ma forse anche me. "Gliela faremo vedere a quelli l." Perch l'ho sposato? Ero giovane. Era giovane anche lui. Era piccolo, diritto, un birillino, con quella bella divisa verde prato, diceva gi "gliela faremo vedere a quelli l", ma sembrava una guasconata come quando d'Artagnan dice "in guardia felloni". Un soldatino di piombo, credevo. Ballava bene, raccontava delle oasi berbere, sorrideva anche una volta alla settimana. Voi pensate che un assassino, a casa sua, passi il tempo ad arrotare coltelli e a ripulirsi del sangue? No. Mangia, sonnecchia, si annoia, si deprime come tutti. Dorme, chiss, a volte dorme sereno, (lo guarda) Oh, no, non voglio dire che lui  un assassino. Voglio dire (turbata a bassa voce) che se anche era un assassino fuori, qui dentro questa casa era una persona normale, tremendamente normale. Anzi, a volte in un assassino qualcuno pu vedere qualcosa di grande, una sfida al destino, un compito diabolico, sacro. No, in lui non c'era niente di tutto questo. Solo un potere, il miserabile potere di far paura. Godeva a far paura. Puliva la pistola, me la puntava contro e diceva: "E se volessi?". "Potresti," rispondevo io umile. E lui annuiva soddisfatto.
Be', basta con questi discorsi. Parliamo invece di quando cominci ad andare male. Fu qualche anno fa, poco alla volta mi accorsi che veniva gente nuova alle riunioni, molti civili, che a lui non piacevano. Poi cominciarono quelle storie dei giudici. Lui stimava i giudici, certi giudici, ce n'erano molti alle riunioni, anzi una volta lo sentii dire a Bomber: " molto importante che i giudici stiano con noi... finch ci sono, possiamo stare tranquilli..." e Bomber annuiva, con quella bella aria marziale da stitico. Ma capii che gli avvenimenti, le ultime notizie, a mio marito non piacevano, lo vedevo che guardava di nascosto la televisione, lasciava che l'accendessi e poi spiava, dalla porta della camera da letto.
Alle riunioni intanto veniva sempre meno gente e lui aveva l'aria sempre pi preoccupata, Bomber entrava e usciva dal bagno anche cinque, sei volte di fila, si era come sbloccato. Veniva anche gente con accento straniero, sentivo urlare, litigare. Una volta il vecchio generale Aquila si sent male e lo portarono via quasi di nascosto, avvolto in una coperta. Capii che qualcosa era cambiato... nel sonno si agitava e parlava, le parole che gli sentivo dire pi spesso erano "traditori" e "irriconoscenti". Una volta sentii lui e Baionetta parlare irosi: "Porci, ci vogliono mollare. Erano con noi quando tutto andava bene e adesso tutti a leccare il culo ai nuovi". Dopo un po' non vennero qui pi che quattro o cinque persone. Il vecchio Aquila su una carrozzella, Baionetta, Stambecco e Bomber. Il signor G. non veniva pi. Anzi, lo vidi una volta in televisione e aveva cambiato divisa, anzi look. Non aveva pi il vestito funebre, aveva un bel vestito nocciola, i capelli lunghetti e diceva: "Qua bisogna cambiare tutto, aprire gli armadi, fuori gli scheletri".
E mio marito girava silenzioso, insonne, lo sentivo tutta notte, come un topo, e cantava la sua canzoncina: Mi piace vederti tremar o mia piccola Butterfly...
E una volta, alla telefonata di mezzanotte, lo sentii quasi gridare: "Come non avete pi direttive... come bisogna star calmi? Un patto di silenzio sul passato? Eh no, silenzio un cazzo, il silenzio  degli sconfitti!". Due giorni dopo lessi sui giornali che l'Alpino era morto, l'avevano trovato in macchina con un foro di proiettile alla tempia. Suicidio, forse. Il vecchio generale Aquila entr in ospedale e non ne usc pi. Cosa sta succedendo, chiesi a mio marito, e lui immobile sulla poltrona nel salotto deserto, stringeva i braccioli e diceva: "Siamo ancora forti, siamo ancora forti".
Poi all'improvviso si rifece una riunione, e lui era tutto eccitato, mi disse che sarebbe venuta gente nuova, importante, vennero e alcuni erano giovani, ben vestiti, c'erano anche due donne, e non avevano pi pacchi e valigione, ma ventiquattrore eleganti piccole cos... e dopo quelle riunioni lui era eccitato e diceva:
"Pensa, Maria, che ci sono delle attrezzature che io premo un pulsante qui e posso far succedere una cosa a dieci chilometri. Non  straordinario?".
Io dissi di s, ma non mi venivano in mente delle cose straordinarie. Mi veniva in mente che io premo il bottone mentre son fuori a fare la spesa e il ferro da stiro si mette ad andare da solo. Comunque, dopo quella volta, non lo vidi pi allegro.
Il telefono smise di suonare. Nessuno lo cercava pi. Niente riunioni. Finch una sera venne una persona che non avevo mai visto prima. Un uomo alto, funereo, con gli occhiali a specchio. Si chiusero dentro. Quando usc, quella persona orribile disse: "Gli stia vicino, signora,  molto scosso, potrebbe fare qualsiasi cosa".
Lo vidi invecchiare dieci anni in un mese. Non usciva pi di casa, non lo invitarono pi neanche alla parata militare. Capii che non contava pi niente. Finch una notte, noi dormivamo nello stesso letto, quello, ma con due cuscini in mezzo perch, diceva lui, operativamente  meglio, alle tre mi svegliai con una strana sensazione e lui era l seduto sul letto, in mutande, come un fantasma; e puntava il dito minaccioso fuori dalla finestra, con la voce tremante d'ira. E diceva:
"Io gliela faccio vedere a quelli l. Io dico tutto, tutto. E faccio da solo". E starnutiva. "Dico tutto, etc, tutto."
E io capii che quelli l non erano pi quelli l di prima, erano altri quelli l, erano quelli l che una volta erano stati suoi amici e adesso usavano altri al posto suo per combattere quelli l, ma soprattutto vedevo che quel vecchietto tremante in pigiama, quel vecchio livido e minaccioso era ridicolo, orribilmente ridicolo, e mi venne da ridere e dovetti soffocare la risata sotto il cuscino, non era una risata felice.
Tre giorni fa, la sera, mio marito fece due o tre telefonate poi disse: "Preparami la valigia, vado a Roma da solo". E fischiettava la canzoncina. Quella notte era in programma anche l'amore alla berbera ma per fortuna lui si addorment quasi subito.
A Roma non ci arriv mai. Usc, fece una rampa di scala e l, sul pianerottolo del secondo piano, si spar un colpo alla nuca. Cos hanno detto, (si avvicina al letto) vedete, l'hanno rimesso insieme bene, hanno stuccato anche un po' la mandibola, qua gli hanno fatto un riporto di capelli sul foro d'uscita. Non so se  stato ucciso o si  ucciso, non mi ha lasciato nessun biglietto, ma cosa avrebbe potuto scriverci? "Grazie delle camicie stirate." Non aveva mai avuto niente da dirmi in vita, che argomenti doveva trovare alla fine? Cos, oggi ci sar il funerale e so gi che ci sar poca gente, quelli delle vecchie riunioni sono quasi tutti morti o in galera e gli altri, i nuovi, si vergognano.
Stamattina  venuto a vederlo Bomber.  stato in gabinetto un'ora e mezza come ai bei tempi. Poi mi ha stretto la mano e ha detto: "Suo marito era un grand'uomo". Ha fatto cos fatica a dire questa bugia che gli  venuto un attacco di asma,  mezzo svenuto, l'ho dovuto mettere sul letto vicino a mio marito,  l'unico letto che abbiamo, stavano bene uno di fianco all'altro. Quando Bomber si  ripreso si  guardato intorno, ha urlato, ma io gli ho detto: "No, si rassicuri, signor Bomber,  solo una sistemazione provvisoria. Lei pu alzarsi".
E accompagnandolo alla porta avrei voluto chiedergli tante cose... chi erano quelli l, se ne avevano eliminati molti, se ora c'era qualcuno che lo faceva al posto loro, ma avevo gi la risposta, e Bomber nel salutarmi si toccava le medaglie, era in uniforme di gala, e aveva l'espressione compunta, e avrei voluto dirgli: non si preoccupi per me, non mi dispiace, non l'ho mai amato, non so se l'ho odiato, era come una ferita nella mia vita che si riapriva ogni mattina, era come aprire la finestra ogni giorno davanti allo stesso muro spoglio, per molti, molti anni ho chiuso gli occhi, come milioni di persone hanno fatto nel mio paese, adesso spero solo di dimenticare, di non incontrare un giorno una donna e capire dal suo sguardo che era la madre, la moglie di uno di quelli l. Potrei chiedere perdono, ma a cosa servirebbe? La storia  gi cos lontana, e poi se avesse preso un'altra direzione sarei stata la moglie di un eroe,  la storia che decide la differenza tra la moglie di un eroe e quella di un assassino. Forse ora sarei ancora complice di mio marito, al suo fianco sul palco d'onore, forse un giorno sar la vedova di un eroe. Per provare davvero piet dovrei entrare nella casa di una donna come me e dire: signora, poich mio marito ha ucciso sua figlia, o suo figlio, vuole che diventiamo amiche? Potremmo prendere il t, parlare del pi e del meno. Potremmo forse abituarci a questo, trovarlo normale, perch anche in questo momento in ogni casa normale c' una donna che stira la camicia di un assassino e una che stira la camicia di una vittima, perch questo  quello che vogliono da noi, questo  il nostro eroico destino e chiss se avremo mai un gesto di riscatto, mai nemmeno nel momento in cui ho sognato di rincorrerlo gi per le scale, o forse l'ho fatto davvero, e gli ho detto: "Caro, hai dimenticato questa", e gli ho appoggiato la pistola alla nuca e ho sparato, e poi ho sognato di mettergli la pistola in mano, o forse l'ho fatto, sperando che nessuno avrebbe pi sofferto per causa sua. E dopo mi sono rimessa a stirare, perch oggi, al funerale, nessuno deve vedere la sua divisa in disordine, nessuno deve pensare che la moglie di un eroe non  una brava moglie.

La topastra

(Entra Lucia vestita con vestitaccio bigio, con la cintura che pende e un cappelluccio. Vestita da topastra. Sta mangiando un pezzo di cavolfiore. Si ingozza e si pulisce la bocca con la mano, poi vede il pubblico e si annusa la mano, il braccio, le ascelle...)
Puzzo?... A me non mi pare... no, dico, proprio puzzare puzzare... non credo...
E sentite un po' cosa m' successo stamani. Me ne esco dalla fogna per fare un giretto... ci avevo un certo qual appetito... dico: vado al mercato, magari trovo qualche bella verdura marcia, un bel melone fradicio o un bel pezzo di carne frolla di quella che buttan via... oddio, mica sempre la buttan via! A volte ho visto sul bancone certi resti d'autopsia, certi polli lividi, stecchiti...
Be', insomma, stamani mi son fermata dalla mia fornitrice preferita, la pescivendolona, quella bella robusta, quadrata, ci ha due polpacci che sembran colonne di portico... e quatta quatta striscio sotto al suo bancone e aaaaah! (urlo di spavento) che ti vedo? Un mostro, un pesciaccio con l'occhio spalancato, un alieno sbranato, morsicato, con mezza lisca di fuori, puzzolente... insomma una meraviglia!
E lei coi piedi che lo pesta, tracchete: schizzan via le budella... e lo ripesta, tracchete: via l'occhio... e intanto dice ai clienti: "Tutta roba freschissima, pescata stanotte, l' viva, l' viva!".
Ma va', stanotte! Li ho visti io i camion dei surgelati la settimana scorsa, questa roba l' fresca come te, cara la mia pescivendolona! E intanto son strisciata proprio sotto la sua sottana... e non mi volto in su perch di robe brutte ne ho gi viste abbastanza in vita mia... e gnaffete! Mi prendo in bocca l'alieno, il pesciaccio marcio, e fo per andarmene quando quella butta l'occhio e...
"Aaaaah! La sorcaccia!"
Sorcaccia, capito? Cos m'ha chiamata. Ah, per i nomi c'hanno una delicatezza... la "sorca", la "tarpa", la "pantegana", la "pongaccia", la "mardona"...
E, come se non bastasse, salta sulla sedia di colpo, da schiantarla, e si mette a urlare: "Ammazzatela, ammazzatela! Che schifo, che schifo! Uh, uh!".
Capito? Che schifo... a me. Una topona elegante, snella, con un bel pelame color noisette... (assume posa da indossatrice, si liscia)
Non avr la morbidezza del visone, d'accordo,  un po' pi abbourriff... ma  idrorepellente. Se cadete nel canale col visone... gi gi gi gi... fottuti, se cadete nel canale col mio pelo, tornate in su, tracchete, una scrollatina, asciutti come prima!
Dire a me che schifo! Una topona sana, forte, sportiva... (si toglie la giacca e rimane in maglietta tutta buchi) S, perch noi l di sotto si  vaccinati contro tutto!
(si annusa) Be', si far un certo qual odorino... di chiuso, ma io faccio schifo? Lei allora, la pescivendolona?! Centotrenta chili, la maglietta con sopra Fiorello, lacche, tinture, un chilo di intonaco in faccia, e sparse per tutto il corpo squame di pesce, sangue e ammoniaca, con quei due polpaccioni da centravanti e due ciabatte luride che tiran su tutto il guazzo da terra... ciacchete ciacchete... e poi fuma fuma... ciacchete ciacchete... e fuma fuma... tossisce tossisce... ciacchete ciacchete, pu pu scatarra, sputa, splaff... Certi sputi che sembran cotolette! Che ci arrivano in testa a noi, capito?
Ma sarai tu a fare schifo! (urlando inviperita)
A questo punto tutti i bottegai del mercato si son messi a fare la commedia. Un topo! Un topo! Oh, ma che strano! Non se n'erano mai visti da queste parti...
Ma va' l che siamo un condominio di un milione e mezzo nella fogna qua sotto! E il macellaio subito prende una scopa, la scopona vendicatrice, per ammazzarmi, capito? E a me mi tocca scappare, rintanarmi sotto i banconi, in mezzo al liquame, e loro che frugano con la scopa, per massacrarmi... (danza, con musica, fuggendo alla scopa) Finalmente sono in salvo! Mi sono un po' rilassata... sento una signora che dice: "Per forza arrivano i topi, sono attratti dalla sporcizia!". Attratti? Ma che dici? Attratti! Ce la tirate in testa voi la sporcizia, altro che attratti... Sarebbe come dire che a Hiroshima erano attratti dalla bomba atomica!
E il salumiere rincara la dose: "Bestiacce maledette, vivon l sotto e s'ingrassano! Ieri ne ho vista una lunga cos".
Ovvia, ma che dovete crescere soltanto voi? Ma tra voi mica dite: "Ieri ho visto la mia amica Carla, aveva nella carrozzina un bimbaccio lungo cos!". Anche noi si mangia, si cresce.  la natura.  normale.
O che si deve rimanere topolini a vita? Avete visto troppo Walt Disney, voi!
E c' pure un bambino con la sua vocetta fresca che dice: "Pap,  vero che i topi attaccano le malattie?". Certamente, voi ce le attaccate a noi e noi ve le ridiamo indietro.
Ma quello che m'ha fatto montare una rabbia, ma una rabbia... una... una... insomma una rabbia,  stato uno che ha detto: "Li vedo sempre nel canale dietro casa mia, nuotano nella merda!".
Allora non ci ho visto pi. Sono saltata sul bancone come una pantera. Proprio in mezzo ai gamberetti. Ho fatto volare due sogliole in faccia alla signora, ciac ciac, due schiaffi! E ho gridato:
"Oh... Oooooooooooh!".
Ero cos incazzata che non riuscivo a parlare. Poi mi son ripresa e ho detto: "Ma il canale, di merda, chi l'ha riempito? Io? No, tu l'hai riempito, col tuo culone, caro il mio giovanottone, e tu bambino col tuo culino, e lei signora pescivendolona con quella parabolica di chiappona che la si ritrova!".
"Ammazzatela!" ha ripetuto la pescivendola.
"Zitta sai!" L'ho fulminata io. "Zitta. T'ho visto che lucidavi i pesci con l'alcol e gli lustravi l'occhio col vetril, per farlo apparire pi vispo! In quanto a te, caro il mio macellaio, una volta ti abbiamo rubato venti polpette di macinato. Una strage gi nella fogna. Centoquaranta intossicati a morte, compreso il povero nonno che vomitava e diceva: "Ragazzi, ma dove le avete prese coteste polpette, all'obitorio?".  morto tra gli spasmi, gonfio che pareva un criceto!
E lei signora, con quel suo cane che... pssss... pssss... piscia da tutte le parti, molla per terra montagne di stronzetti, che poi ci si finisce dentro noi col naso! Eppoi l'ho vista con cosa pulisce la sua formaggeria ogni notte, con la Coca-Cola, a fiumi, che quando arriva nelle fogne le fa ribollire, peggio dell'acido muriatico!
E tutta quella schiuma di detersivo che buttate gi? Che i nostri piccini starnutiscono: etc, etc... cos', mamma,  neve?... Certo, tesoro,  neve... Altro che Walt Disney!"
(pausa)
"Mi sono spiegata? Allora, la facciamo finita con questi appellativi: pongaccia, sorcaccia, pantegana, mardona... ma che ?
Io mica vi chiamo: lardosa, schifosa, bavosa... fracicone, finocchione, lurido ladrone... ecc. ecc.! Insomma di qui in avanti mi dovete chiamare cos: signora Topa!
Scusi signora Topa - dovete dire - poich lei mi spaventa, potrebbe gentilmente allontanarsi dai miei piedi?
Ci vuol tanto poco!
Oppure: signora Topa, io lo capisco, che lei abbia fame e voglia fare uno spuntino qui da noi, ma i nostri clienti sono un po'... prevenuti contro i topi, sono un po'... diciamo la parola: razzisti!... Potrebbe cortesemente tornare durante l'orario di chiusura? Le lasceremo qualcosina.
Basterebbe un minimo di civilt.
Noi si ingoia la vostra merda, zitti e buoni, e si sta di sotto, perch voi possiate dire che qui di sopra il mondo  pulito... capirai!
Troppo comodo! Ma ora basta. Senn si viene su tutti insieme e si requisisce ogni cosa: banane, pane, pasta, formaggi, tartufi... s, anche i tartufi con quell'odorino di fogna... boni! Perch noi siamo tanti e se si viene su tutti insieme, nel vostro bel supermercato pieno d'ogni ben di dio, si fa un macello! Capito? Un macello!"
(pausa)
Silenzio. Avevo zittito tutti.
(pausa)
"Ha ragione!" ha detto il bambino all'improvviso.
Come? Non credevo alle mie orecchie.
"In fin dei conti non  poi cos brutta," ha detto la signora, " vero, ha un bel pelame, ci si potrebbe... teoricamente... fare proprio una pelliccia. Ha il colore di un certo visone selvaggio... E poi quel codino, cos grazioso... ti ti ti ti!"
" forte,  tozza,  alternativa. Viene da sotto, dal cuore pulsante dell'underground!" ha detto un ragazzone col giubbotto di cuoio.
"Ho letto che sono molto solidali tra di loro," ha detto un altro con l'aria da professore, "e che hanno un grande senso della famiglia..."
Sar! Io non ci capivo pi nulla!
La pescivendola mi  venuta incontro sorridente e mi ha detto: "Signora Topa, io la capisco, anch'io sono vittima di una cultura fallocratica!". Fallo... che? "Una cultura che insegna alle donne ad avere paura delle sorche. Infatti la parola sorca indica anche, in senso dispregiativo, l'organo genitale femminile. Perci solidarizzo con lei. Venga pure a servirsi al mio bancone quando crede, frinisca... barrisca... nitrisca... insomma faccia quello che crede e io le dar ci che desidera. Che ne direbbe di queste triglie quasi fresche?"
"Ma no, venga prima da me, cara la mia topolina!" ha detto il salumiere.
"Ho una mortadella di Modena, al bacio!"
"Si permette,"  saltato su il macellaio, "visto che poco fa ha ricordato quell'increscioso incidente de' porpette guaste, vorrei rimedia' co sto ber pezzo de filetto che ritengo degno de su classe e der su gusto!"
Si  inchinato e ha cominciato a battere le mani...
(;musica di carillon, balletto-sogno)
Incredibile!
Infatti non  vero.  una bugia, un sogno... un sogno che faccio ogni tanto a occhi aperti... il sogno d'esser trattati, per una volta nella vita, con la dignit che si meriterebbe, anche noi... noi l di sotto.
(ha un momento di commozione, tira su e si strofina il naso, poi continua a tirar su annusandosi la mano, guarda di nuovo il pubblico con sfida)
Puzzo?
(pausa)
Puzzerete voi! Fate un po' come volete e chiamatemi come vi pare, ma ricordatevi: noi si ha pazienza e si ingoian tutti i vostri veleni, ma un giorno...
Un giorno si scoprono i tombini, si levan le sorche! Seicento miliardi siamo! S, seicento miliardi di topi messi insieme in tutto il mondo. Capito la cifra? Cazzi vostri... Seicento miliardi di code ritte come baionette! Sentirete un rumorino alla porta... "Caro, ci dev'essere un topo l fuori, vai, ammazzalo con la scopa, presto!" Aprirete la porta... un esercito! Chilometri e chilometri di sorche! (fa il segno 6 con le dita)
Seicento miliardi. Trecento a testa ve ne toccano!
(si annusa per l'ultima volta)
Puzzo? Come, puzzo? No. Anzi, profumo!

Astaroth

(Su una roccia nera, tra fumo e luce rossastra, sta Astaroth, un diavolo-angelo dalle lunghe ali grigie, e guarda in gi con fare pensoso. Vicino a lui, un albero scheletrito, dai cui rami pendono orologi da polso. A sinistra, una scala porta verso l'alto. Da destra, sale una scala.)
ASTAROTH
Un altro giorno senza sole e senza luna, senza il colore di una stagione, senza neve e senza grilli, solo fumo e cenere, e una strada di pietra di cui io sono uno scalino. Sotto, laggi, (indica in basso, la terra) un ingorgo di anime affaticate e stanche, e poi una stretta porta, e dietro questa un nuovo ingorgo di pena che li attende. E io, Astaroth, da mille anni sto qua e giudico. E sono stanco di questo. Ma giudicare e dare premi e salvazioni e condanne e roghi sembra essere il motivo perch tutto questo  stato fatto, cieli incolpevoli e puri lass e palude dannata quaggi, e il gran formicaio sulla terra che pensa a noi confuso, sento i loro pensieri riempire l'aria e raggiungerci: "ci sar qualcosa lass?", "sar simile a noi?", "sar meglio di noi?", "e cosa ci sar dopo?"... Quanto dolore ha causato inventare questo sguardo che vi sovrasta. Quanto "domani" ha ucciso quel "dopo". Quanta noia e inutilit e delitti e rinunce prima, aspettando un "dopo" che metta tutto in fila, che dia a tutti un senso, alunni di una scuola miserabile che la maestra libera di colpo in una strada oscura dopo averli non confortati ma spaventati e torturati. (vede il pubblico, lo indica con un dito adunco) Oh, clienti miei, non vi spaventate, noi vecchi diavoli siamo cos.  il nostro lavoro, borbottiamo di scenari oscuri e minacciamo tormenti ma fa parte della sinfonia, c' chi promette salvezze e chi l'abisso, anche sulla terra ci sono i profeti di sventure ma anche la fortuna, il destino, il gioco del lotto e le medicine miracolose e il buon governo e l'amore eterno, ah, come vi piace quest'aggettivo, "eterno", come si vede che conoscete un tempo piccolo, non la misura tremenda di questa parola, "eternit". Non credete a chi vuole vendervela, non  merce da baratto o piccoli traffici. Non pensate troppo all'eternit, accontentatevi di un risveglio ogni mattina. Ma nella grande sinfonia c' chi fa promesse e chi invece come me deve parlarvi del male, come se non lo conosceste, come se non foste pronti a ospitare dentro a voi cento diavoli, ma ovviamente vederci cos ben disegnati, (si indica) fatti in fondo con ritagli e pezzi di animali innocui, pipistrelli (si indica le ali), capre (si indica le scarpe), s, li ho proprio come voi immaginate, zanne voi dite? Ma anche nella bocca del vostro cagnolino ci sono zanne e in quanto all'odore di zolfo! Via, sapete anche voi che si respira ben di peggio sulla terra. Ma il trucco funziona, e quindi (spalanca le ali) io sono il male e baster per evitare il male che non diventiate uguali a me. (ride) Ma attenti. Sia noi, con le nostre ali nere e membranose, che loro, circonfusi di luce e con ali di cigno, non aspettiamo altro che la vostra morte. Sia loro, che promettono, sia noi, che minacciamo, siamo vicini a voi solo per giudicare. Altro non c' nel gioco. Ma io sono stanco e non condivido il loro entusiasmo lass, dove ancora si rallegrano della bella trovata. Fanno statistiche, catalogano genocidi, inventano modi di misurazione, parametri di bont, civilt, cittadinanza e delimitano i peccati e li catalogano come insetti e fanno dibattiti fin dove e fin quando e perch, fanno finta di chiedersi, perch questo accade? Perch i bambini, gli innocenti? fingendo di non sapere che fin dall'inizio tutto era scritto, era voluto. Che celesti sublimi ipocrisie, (iroso) tutto si ripeter perch cos si vuole e allora cosa giudicare? Giudicare senza giustizia, giudicare e continuare a uccidere, quass e laggi. E perch questa roccia nera e il fumo e il fango infuocato e le grida? Un filmaccio di terza categoria. Una sola giornata di una qualsiasi guerra contiene pi orrore del pi grande inferno mai disegnato o pensato. Perch non potrei stare sulla veranda di una casa di campagna alla sera e ascoltare i grilli, rumore che ho sentito una volta nella mia vita in strane circostanze e il cui ricordo non mi ha pi abbandonato. I grilli neri e ciechi, piccoli diavoletti violinisti, che suonano la loro serenata amorosa e dopo aver suonato muoiono e i corpi non vengono trovati; chi di voi ha mai visto un grillo morto o un cimitero di grilli, un piccolo carro funebre di steli e foglie seguito da grilli in gramaglie e un sacerdote grillotalpa salmodiante le virt dell'estinto? E dove vanno a finire queste creature assai pi numerose di voi umani. C' un inferno per i grilli? C' un paradiso? Ci sono situazioni, diciamo cos, moderate, intermedie per un grillo che non si riconosca negli opposti schieramenti del perfetto bene e del perfetto male, schieramenti ovviamente che a volte cambiano campo, come le squadre di calcio nell'intervallo, come dentro di voi si alternano un istante di generosit e una vampata d'odio. Perch non vi ponete la domanda? Perch per gli uomini tutti questi processi e peccati e destini, e per il grillo niente, per i miliardi di piccoli peccatori dell'erba notturna neanche un tribunale, un perch, un motivo per uccidere o salvare, lunghe ore a pesare il nero e il bianco, (ride) be', la ragione forse  che loro hanno capito, i grilli sanno quanto ogni istante della loro vita  prezioso, e non so se questo pu dirsi di voi. Ecco, (guarda in basso) Laggi, c' la strada con migliaia di auto in fila. Tutta la settimana avete aspettato questo momento. Lo sapevate che finiva cos, ma siete partiti. Nessuna autorit sacra o laica o produttiva vi ha mai insegnato a evitare quest'inferno, anzi il vostro catechismo vi esorta a salire su quell'auto e cos ecco (butta un po' d'acqua in basso) un po' di pioggia, una folata di vento (soffia) e un tuono e un po' di fumo. Sto solo giocando, non ho nevrosi da demiurgo, non mi piace mettere spilloni alle bambole e decapitare i burattini, c' gi chi pensa a queste cose. Vedete laggi pap  stanco, mamma  nervosa e non capisce perch lui  stanco, lei non capisce mai e Angela, nome celeste, adolescente che si  fatta baciare a scuola e adesso va al mare sperando che qualcun altro la possa baciare,  nata per questo, con quale ipocrisia dovremmo giudicare i suoi turbamenti, e il piccolo Pietro lui, be', lui  innocente, non c'entra, e forse creper lo stesso dopo che un camionista ubriaco incazzato dopo che la sua squadra ha perso perch un centravanti miliardario si  fatto sbocchinare in un night club da un'attricetta e questo ha causato grande scandalo sui giornali molto pi di una carestia o di un'alluvione e il camionista ubriaco di birra regolarmente venduta su un migliaio di chili di acciaio regolarmente collaudati ora porta a spasso la sua miserabile ira corazzata sull'asfalto su cui sette societ appaltatrici hanno speculato nei secoli, asfalto bagnato dalla pioggia divina che fa crescere i fiori e gli asparagi e le malattie polmonari, uh uhu ecco vedo vedo vedo che tutto si compie e l'auto vuole sorpassare e il camion non la fa passare, duello di nervi e cilindrate, ed  stridere di freni e scrocchiar d'ossa e lacerarsi di vene, scene che piacciono assai ai sanguinari in pantofole, ma hanno sostanzialmente annoiato noi diavoli. E guardate quell'auto rovesciata a lato della strada, e quella valigia aperta sull'erba, i calzini, il giocattolino, i libri di scuola, e pi in l i documenti, i tanti documenti che testimoniavano il diritto a esistere dell'auto e degli occupanti, l'appartenenza a un'etnia, la regolarit dei pagamenti, ecco l la carta di credito oro, oh che peccato l'aveva da una sola settimana, ha potuto farci solo un pieno di benzina, e lei aveva comprato le calze fum e Angela aveva un giornale con la foto di un giovane bel cantante di cui io conosco l'orrenda sorte futura e il piccolo Pietro potrebbe salvarsi se l'ambulanza non fosse bloccata dietro cento e cento macchine bloccate. E io sento, di nascosto ai miei simili alati e al Gran Maestro di tutte le indifferenze, io sento una piccola inutile piet che si esprime con il canto di un grillo nell'erba, una piccola vibrata protesta, ecco questa  la mia voce sulla terra, nessuna apparizione, nessun artiglio, la voce di un grillo che dice: perch, non era forse tutto questo prezioso? Ecco la parola del diavolo, ecco la voce che si ribella, di chi non si inchina al dolore, cos vorrei essere ricordato. Ma questa  la loro vendetta, lasciarmi qui solo su questa roccia a giudicare. Me, Astaroth, io che vorrei scendere e gridare e aiutarvi e dannarvi e sbranarvi, eccomi qua a isterilire in un lamento eterno,  lungo il lamento e passa di bocca in bocca, l'amore dura di meno, io sulla terra ho costruito molto amore, pi di quanto credete, ma questo  un altro discorso. Ora l'auto brucia, molte auto bruciano e vedete, nel nostro cielo appaiono delle piccole fiamme, un espediente ingegnoso, noiosissimo in realt, del Gran Maestro, per segnalare che un'anima sta salendo. Dove? Eh, questo non ve lo dico, non dove credete, non c' paradiso e inferno, le suddivisioni sono assai pi bizzarre e complicate, la variet del mondo meritava qualcosa di pi che un supermercato a tre piani, ma in questa materia voi e i preti e il poeta pi immaginoso sapete contare fino a tre, non  come pensate, non vogliate sapere di pi, la sorpresa  uno dei pochi doni divini che vi  riservato. Ah, ecco un'anima che sale a me e io devo essere pronto, scusate, ora mi devo occupare di qualcuno in particolare, ma forse ci conosceremo un giorno, e ora lasciatemi assumere una posa da giudice, qualcosa che spaventi senza intimidire e dia l'idea di autorit ma che commedia, ah ah ah. (ride di se stesso) (si presenta un piccolo uomo coi guanti da guida, scompigliato, un po' di sangue sulla testa) UOMO
Ma bene. Uno arriva qui e gli ridono anche in faccia.
ASTAROTH
Uhhh... i guanti, i guanti da guida, (ride)
UOMO
Daino... appena presi... e quello stronzo di un marocchino camionista non mi d strada... la mia macchina, sessanta milioni, appena finita di pagare. Tre ore per fare dieci chilometri, un'eternit, (si guardano) mi dica lei,  possibile? E mia moglie mi ha rotto le scatole tutto il viaggio, vai piano vai piano, pi diceva vai piano pi mi andava di sorpassare, a me non piacciono le prediche, ma dove vanno tutti questi, si lamentano che non hanno una lira e poi ogni sabato in vacanza a spendere spendere. Per me  diverso, io devo andare perch... perch... E lei chi ?
ASTAROTH
(al pubblico) Un normale stato confusionale, ci mettono un po' a passare da un mondo all'altro. Chiamiamola decompressione. Signore, chi sono, mi chiede? Non so, decida, forse un agente della stradale? Un benzinaio?
UOMO
Con le ali?
ASTAROTH
Nella pubblicit sovente l'auto si accompagna a simboli di libert, di volo, di grandi spazi, anche se poi nulla pi di un'auto somiglia a una piccola confortevole trappola per topi, s, la realt  diversa, ma qui appunto non siamo nella realt.
UOMO
Sarebbe?
ASTAROTH
Lei  morto e sta transitando.
UOMO
Morto? Morto sar lei, cornacchia. Io sono vivissimo, andavo al mare, perch... ah, ecco perch ci andavo, ho un'amante al mare, fa la cuoca in un albergo, porto su la mia famiglia, poi faccio finta che mi chiamino in citt al lavoro, invece vado a dieci chilometri in un motel bellissimo con le lenzuola nere, le luci basse, si entra senza farsi vedere, c' l'ascensore in garage e si sale direttamente in camera, stavo andando al mare e ascoltavo la partita alla radio, stavamo perdendo, mia moglie dice: non ascoltare la partita che ti ecciti e guidi male e io rispondo: non sono una donna, io posso guidare a occhi chiusi, c' un camion che non mi d strada pieno di vacche che vanno al macello e allora appena sorpassato mi volto e gli faccio toh, cornuto devi morire a guidare fino in Austria e l i crucchi ti fanno un controllo igienico e abbattono te e le vacche e... oh, dio (si accorge di qualcosa, laggi sulla terra) guardi l (crolla in ginocchio, piange) la mia auto, il mio corpo, accidenti, (con un certo orgoglioso stupore) almeno dieci auto ho fatto fuori. Tutto io?
ASTAROTH
Tutto lei con le sue piccole forze e i guanti di daino e la sua auto, complimenti. Guardi il camion,  morto l'autista e anche met delle vacche. Tanto prima o poi era destino. Sia per lei che per le vacche. E ora una notizia buona e una brutta. Notizia buona: la sua squadra ha pareggiato.
UOMO
Chi ha segnato?
ASTAROTH
Ecco la brutta notizia. Non lo sapr mai. Fa parte della pena.
UOMO
Adesso capisco chi  lei. Ho capito le sue intenzioni, lei non ha l'autorit, non pu giudicarmi, lei  prevenuto, io non ho fatto niente di male,  lui che non ha dato strada, e poi io sono credente...
ASTAROTH
Solo i credenti credono in me. E poi calma, che coda di paglia. Io sono solo uno scalino, un passaggio, non decido quasi nulla io. Io devo solo smistarla. Dobbiamo fare un po' di conti sulla sua vita.
UOMO
Non pu. Io ho quarantasette anni, come fa ad avere tutti i dati, la mia vita in terra era regolata da una marea di dati, migliaia di documenti e bollette e ricevute, non mi dica che pu fare i conti di quarantasette anni senza un computer.
ASTAROTH
(lo fa apparire magicamente da un pezzo di lava) Eccolo. Dunque: una vita senza generosit, direi, senza grossi delitti. Una vita indifferente. Non granch.
UOMO
No, eh. Niente giudizi affrettati. Io sono sempre stato un buon cittadino. Ho evaso le tasse, immagino che si veda nel computer, ma in un momento di difficolt, (il diavolo lo guarda e guarda il computer) Va bene, un momento di difficolt da cui non sono mai uscito. Ho votato un po' tutti, come vede. Un'amante sola, negli ultimi anni, la cuoca. I miei figli li ho amati ma c' da dire che sono due disgraziati, la ragazza, quella s mettetela arrosto, sedici anni e gi troia. Sa con chi esce la sera?
ASTAROTH
Non ci interessa, non abbiamo pregiudizi di casta o etnici qua. Prendiamo tutti. Anche i negri.
UOMO
Si riferisce all'episodio del marocchino l'anno scorso? Io ho solo guardato. Non l'ho toccato.
ASTAROTH
Via, lei  sempre stato sottilmente, elegantemente razzista. Ma anche questo non conta quass. Anzi, qua le gerarchie e le differenze sono rigidissime. Tutto bianco in alto, tutto nero in basso. Non  cos che avete scritto sui libri? (guarda il computer) Lei  un cattivo qualunque. Bugie e malignit nella norma. Ha tradito un amico, ma il tradimento  stato ricambiato. Interesse per gli altri, poco.
UOMO
Beneficenza! Quattro volte, in televisione, pu controllare la carta di credito, ho quella d'oro, (cerca in tasca) Tanto non mi servirebbe, vero? Insomma, non mi guardi cos, che cazzo ha da guardare, menagramo, uccellaccio di terza categoria, io in terra ero qualcuno, avevo sedici dipendenti io, li ho fatti lavorare e guadagnare, io non parlo con le maestranze, mi passi il capo o almeno un capo settore.
ASTAROTH
Sono io il capo qua, ho mille anni di anzianit. Come immagina che sia il suo paradiso?
UOMO
Un posto... dove prendere tutte le mie rivincite. Dove, schioccando un dito, ogni cosa mi viene portata. Una grande scrivania di vetro, e una vetrata con dietro i grattacieli, che spuntano dalle nuvole. E io sul grattacielo pi alto.
ASTAROTH
Rivincite dice? Rivincite su cosa?
UOMO
(china la testa) Non ho fatto altro che invidiare nella vita. E ho invidiato persone tutto sommato mediocri. Ho obbedito a chiunque sentissi appena un po' pi forte, pi cattivo di me. Ho amato poco e con paura. Ho desiderato pi volte la morte di tutti i miei concittadini eppure mi considero un buon cittadino. Ho ucciso il gatto e ho detto ai miei figli che era scappato. Non ho potuto fare altrettanto con mia moglie. Mi masturbo ogni settimana davanti alla televisione. Una volta da bambino sono entrato in chiesa e...
ASTAROTH
Va bene, questa verit mi basta. Vada. Lass. (indica una scala)
UOMO
Su. Vuole dire che?... Su  una buona cosa, no?
ASTAROTH
Lo sapr presto. Lasci qui l'orologio.  la consuetudine.
UOMO
Ma  d'oro, l'ho pagato... (gli lascia l'orologio) Va bene, vado.
ASTAROTH
Di l. Prenda la scala otto, (al pubblico) Vorreste sapere dove porta la scala otto? Non capireste, (si mette l'orologio al polso, lo guarda) Niente qui assomiglia a ci che avete immaginato. E io sono cos perch cos mi avete sognato, perch deludervi? Sono pi vecchio, pi stanco di come mi immaginavate? Mi preferite cos? (spalanca le ali, minaccioso) Oppure cos, (a braccia incrociate) cos, il silenzio di pietra della legge. Oppure vagamente burlone, (scoreggia, fa rumori, balla oscenamente)
(entra una ragazza bionda con una tunica bianca, eterea)
RAGAZZA
Ehm...
ASTAROTH
(ricomponendosi imbarazzato) Lei da dove viene?
RAGAZZA
Dall'incidente sull'autostrada. L'utilitaria bianca. (indica laggi)
ASTAROTH
Accidenti  cos piccola che non si vede.  schiacciata sotto il camion. Che sfortuna.
RAGAZZA
Non  colpa di nessuno. Il camionista forse era stanco, dopo tante ore.  un lavoro duro quello del camionista.
ASTAROTH
 morta solo adesso? Ha sofferto?
RAGAZZA
Un po' ma... "tutti si muore a stento", come dice il cantautore. In fondo solo pochi attimi. S, sono morta a ventisette anni, abbastanza giovane, ma nel Medioevo, o nel Burkina Faso, sarei stata nella mortalit media. Mi ero laureata da poco. Questo  un cruccio.
ASTAROTH
(sul computer) Vedo. Andava a un concerto?
RAGAZZA
Oh s, io adoro la musica. I grandi concerti e le piazze in genere. Una volta certo si andava in piazza per motivi politici. Ma ora  bello comunque stare insieme. Io spero che ci siano situazioni sociali nel luogo ove mi trovo, e ci sia la possibilit di interagire con altri e di creare una situazione di convivenza, oh, senza pregiudizi ideologici, fanno parte del passato, io ad esempio lei la trovo un po' un po'...
ASTAROTH
Eccessivo?
RAGAZZA
Be', bene e male, una divisione cos netta anche se non si capisce bene che creatura  lei, ma le cose non sono pi cos da noi sulla terra, perch  sulla terra che, insomma, crediamo in voi, vi votiamo per cos dire.
ASTAROTH
(si mette un cappello, una cravatta) Mi preferisce cos? Allora signorina, vedo dai suoi dati che lei  una brava ragazza, ha un bravo fidanzato serio e onesto, anche se tra qualche anno... ma non importa, lei  talvolta socialmente impegnata, legge i giornali, va spesso al cinema.
RAGAZZA
Adoro il cinema, anche quello italiano che  doveroso sostenere, ma specialmente quello americano. Anzi sa chi mi ricorda lei, il diavolo di un film, accidenti non ricordo il nome, e s che sulla terra ero un vero fenomeno, roba da quiz... be', insomma, la sua parte la faceva De Niro.
ASTAROTH
Grazie del paragone. Comunque, lei pu scegliere dove andare. Gi o su.
RAGAZZA
Oh dio, che scelta. Su ovviamente c' un ambiente pi salubre, gente di un certo livello culturale, molti religiosi immagino. Ma sotto c' chi soffre e bisogna ascoltare la voce di chi soffre e combattere l'emarginazione e immagino che sotto la musica sia pi moderna.
ASTAROTH
Pestano come dannati. Rock, rap, metallo. Un frastuono diabolico.
RAGAZZA
Ecco, io vorrei qualcosa in mezzo, ecco. Il mio paradiso  sentirmi parte di qualcosa senza sapere cos' quel qualcosa. Scegliere non mi piace, non mi hanno insegnato a scegliere, io sono di una generazione immobilmente positiva e positivamente immobile che ama applaudire, comprare biglietti, intervenire dal pubblico restando pubblico, consumare grandi quantit di poster, dischi, film e prodotti culturalmente sulla bocca di tutti. Ma scegliere, che fatica infernale... oh, mi scusi...
ASTAROTH
Va bene, va bene, lei  infernalmente noiosa. Decido io. Lei  assegnata alla scala undici.
RAGAZZA
Sarebbe?
ASTAROTH
Avr compiti di assistenza. Le verr assegnato un gruppo, un settore.
RAGAZZA
(entusiasta) Animatrice, tipo club vacanze? O tipo assessore?
ASTAROTH
Immagino di s (consulta un libro) ma se vuole ci sono posti da traghettatrice, oppure infermiera...
RAGAZZA
No, io... va bene vicino ai dannati ma non proprio a contatto e poi... dove sono gli attori del cinema?
ASTAROTH
Sparsi un po' ovunque.
RAGAZZA
E Che Guevara. Dov' il Che?
ASTAROTH
Che Guevara  al reparto ventisei, Tom Cruise prenotato al trentadue. Allora?
RAGAZZA
Trentadue.
ASTAROTH
Vada. Mi lasci l'orologio, carino:  russo?
RAGAZZA
Riprende la simbologia russa ma  fatto in Svizzera, rispecchia la linea del partito. Ciao, alato.
ASTAROTH
See you later. Carini. Diabolici come un rap in un festival. Ai miei tempi s, c'erano dei peccatori. Scusate, come sono datato, dimostro i miei mille anni, vero? Ho conosciuto Torquemada. Un cretino totale. Un sacco di domande inutili e morbose. Una strega la si vede al primo sguardo. Io ne ho amata qualcuna. I dittatori? Piccoli psicopatici, per lo pi, ma la gente ama essere comandata da chi le assomiglia un po'. Volete sapere cosa  successo lass, nei cieli alti, quando volava l'aereo di Hiroshima? Cantavano. Facevano spazio, mettevano brandine. E cantavano. Nessuno ha mosso un dito, come da voi laggi. Oh, guarda. (indica verso il basso) Stanno frugando tra le lamiere. I pompieri. Generosi e bruciacchiati, come noi, mi piacciono. C' un macchinone nero. Una macchinetta verde savana. Non le serve pi essere verde savana. Adesso aprono il camion e tirano fuori il camionista.  ancora vivo, credo. Bene, cos non lo devo aspettare. Allora, dato che c' un po' di tempo, vorrei raccontarvi la storia dell'angelo Malachia.
(entra il camionista)
CAMIONISTA
Lo sapevo che finiva cos. Guidavo da dodici ore. Oh, ma adesso mi riposer. Dove devo andare?
ASTAROTH
Un momento, c' qualcosa che non capisco.
CAMIONISTA
Come sarebbe a dire che non capisce? Sono il camionista morto, guardi l, son ridotto a una sogliola. Mi metta dove vuole, basta che possa dormire un po'. Ho la radiolina. Prende quass? Posso telefonare... ah, gi, cosa dico?
ASTAROTH
Ma come fa a essere cos rassegnato. Sua moglie l'aspetta.
CAMIONISTA
Mia moglie, sapesse... ah, lei lo sa, vero? Lavoro da quando avevo tredici anni. Prima, a smontare motori. Poi, miliardi di chilometri, sempre le stesse strade. Ho visto la vita attraverso un velo nero di moscerini morti, il mio parabrezza. E adesso ho voglia di camminare. Mi piace andare in montagna. Ci sono montagne qui, delle belle salite, vero? Ci sar molta gente, ma anche molto spazio. Io voglio stare in un posto dove non ci sia da fare la fila. La fila col camion, giorni e giorni sulla strada. La fila ai cessi, la fila per un caff, la fila per mangiare. La fila negli ospedali dove quelli che non contano niente come me stanno l per ore. La fila alla Posta. La fila per fare la fila. Qua la fila non c', sono felice. Non voglio pi le ruote sotto il culo, voglio correre, correre.
ASTAROTH
Lei se la caver. Si sveglier dal coma. Non pu stare qui.
CAMIONISTA
No. Non voglio tornare gi. Mi dica cosa devo fare per restare. La prego. (scivola all'indietro, sparisce)
ASTAROTH
Mi dispiace. Poveraccio. Vivr su una sedia a rotelle. Non camminer pi.  astuto, il Maestro, sa quali torture inventare. Avrei potuto trattenerlo. Ahi. (un dolore alla testa) Mi ha sentito, (indica l'alto) La procedura, certo, la procedura. La giustizia. Troppa giustizia e poca speranza, in questo mondo. Quale mondo? Il mondo vero. Qual ? Non lo so. Siamo noi ad avervi creato o voi avete creato noi, non lo so, sono vero io? Vi racconter una storia. Una volta esisteva un angelo di nome Malachia, non era molto diverso da me, facevamo parte della stessa legione, poi, come sapete, ci fu chi obbed e chi no. No, il bene e il male non c'entravano, c'era chi diceva si pu fare di meglio, e chi si accontentava. Be', Malachia era davvero un bravo collega, a parte la sua scelta. A lui era stato affidato un bambino da proteggere. Ma questo bambino sembrava posseduto, sembrava conoscesse il male istintivamente fin dalla nascita. Cupo, solitario, con lo sguardo torvo. Prendeva piccoli animali e li torturava, ed era Malachia a doverli curare e portare in salvo, e a volte con un soffio faceva sfuggire una farfalla dalle mani del bambino, o nascondeva nel suo mantello d'ombra uno scoiattolo. O avvisava con un grido un uccello del pericolo, perch mettesse in salvo i piccoli del nido. E questo bambino lanciava sassi sui suoi simili, e Malachia li deviava, o li prendeva in fronte, il sasso mancava misteriosamente il bersaglio, solo l'angelo sapeva perch, e venne chiamato l'angelo coi bozzi. Questo bambino, per andare a scuola, doveva attraversare un fiume assai pericoloso. C'era un ponte in pietra e pi in l un pericoloso ponte di corda. E i genitori gli dicevano: "Strappacuore," cos avevano soprannominato il bambino, "non passare dal ponte di corda, cadrai nell'acqua e morirai, anche se sei un bambino cattivo sei sempre nostro figlio". E cosa faceva Strappacuore? (si accende una fiammella) Proseguir dopo. Arriva qualcuno.  quello della Mercedes. Sta salendo i gradini quattro alla volta. Mai visto uno cos.
IL POETA
Salve, o tu come me nato ribelle. Ardo al tuo cospetto. Io che fui dannato in vita, ora giungo alla mia patria. Tuonate vulcani, ribolli Acheronte, soffia vento e trasporta cenere d'ossa, io non ho paura, la miseria dei mortali e la loro banalit, ecco quale era il mio inferno. Qual  il tuo nome, sublime bestia?
ASTAROTH
Amedeo. No, scherzo, c'era rimasto male, vero? (gonfia il petto) Io sono il settimo figlio dannato della stirpe di Baal l'oscuro, guerriero della legione di Zapar e della coorte di Nembroth, e i miei artigli sbranarono a Ninive e a Micene, il mio nome  Astaroth.
IL POETA
Grande! Io sono Peste, il poeta. Guidavo ai duecentoquaranta, ubriaco, reduce da una trasmissione televisiva in cui avevo distrutto lo studio metaforicamente e fisicamente, ero diretto verso il mare, verso un festival ove dovevo giudicare alcuni mediocri peti cinematografici, la radio ha citato il mio nome sbagliato, Pesti, capisce, Pesti con la "i" finale, e per il dolore non ho visto quel camion e il mio grande destino si  compiuto. Quanti altri sono morti con me?
ASTAROTH
Una decina, credo.
IL POETA
Nessuno famoso?
ASTAROTH
No. Avrebbe potuto avere tutti i titoli in prima pagina. Purtroppo, proprio pochi minuti prima del suo decesso, la squadra che guida il campionato  precipitata in mare con l'aereo. Lei avr solo un trafiletto in fondo alla terza pagina, una notizioletta da nulla, un grande vuoto nella letteratura ma un piccolo spazio tra gli eventi.
IL POETA
No, per dio! Questo no. Morire come un sociologo qualunque...
ASTAROTH
Scherzo. Lei avr i titoli, tre, quattro colonne, e anche le foto.
IL POETA
Li merito. Io sono sempre stato sui giornali. Pur disprezzandoli, li ho illuminati. Io feci notizia. Io rester. E ora vengo a unirmi ai miei simili. Eccomi nell'inferno che ho sempre immaginato. Lacenaire, Baudelaire, Borei, De Sade, Rimbaud, dove siete? Noti che non cito italiani. Staremo insieme, sulle rive di un lago rossastro, su nere barche egizie, scambiandoci le visioni della nostra grandezza, donne perverse di ogni evo storico verranno ad abbeverarsi ai nostri deliri e ai nostri sessi. Derideremo i piccoli letterati che su una nuvoletta bianca si scambiano premietti e corsivetti...
ASTAROTH
Mi dispiace deluderla. Ma gli scrittori che lei ha citato sono tutti su.
IL POETA
In paradiso?
ASTAROTH
Qualcosa di simile. Pagarono gi un duro prezzo in terra. Incarcerati, condannati, esclusi, alcuni, orrore, inediti. Allora il trasgressore era lavoro difficile.
IL POETA
Anche ora!
ASTAROTH
Suvvia. Per qualcuno forse, ma per lei era un impiego statale. L'ho vista pi nei salotti che nella suburra, ultimamente.
IL POETA
Non mi faccia la predica, io non accetto prediche, le faccio. O creatura alata, vuoi forse dire che io verr separato dai miei fratelli artisti? E con chi mi metterai? Coi bancari? Coi geometri?
ASTAROTH
Con tutti coloro che le assomigliano.
IL POETA
Bada io posso... io posso scrivere cose assai dure contro di te... io conosco persone molto importanti, anche nel governo... io ho amici anche nelle gerarchie ecclesiastiche, io conobbi a una festa dell'ambasciata brasiliana un esorcista, che...
ASTAROTH
Scala ventuno. Mi lasci l'orologio.
IL POETA
Io non porto l'orologio al polso, io non accetto le abitudini e le mode!
ASTAROTH
L'orologio.
IL POETA
(estrae una cipolla dal taschino) Ce l'ho ma non ho messo l'ora legale! Io non marcio al passo, io. Vede,  un orologio d'epoca, con il teschio e la scritta "nemo me impune lacessit". (il diavolo glielo artiglia via) Non finisce qui, io voglio il posto che mi spetta. Diavolaccio pezzente, da film di quarta categoria, tutta la citt mi temeva, quando dai miei sulfurei microfoni...
ASTAROTH
Via! (si alza in piedi minaccioso, il poeta scappa) Arriva di tutto, come vedete, (guarda gi) che lavoraccio, io spero che non ci sia pi da lavorare, per oggi. Posso riprendere la mia storia. Dunque il bambino Strappacuore doveva ogni giorno traversare il fiume e, come ricorderete, i genitori gli dicevano: non passare su quel pericoloso ponte di corda. E naturalmente lui sempre di l passava, soprattutto quando l'acqua era tumultuosa e gelida, d'inverno, e Malachia coi piedi nella corrente reggeva le corde del sottile ponte e se il bambino oscillava, lo sosteneva e ogni volta era un gran patema, una grande fatica. E certi raffreddori! E Strappacuore era sempre pi cattivo. Passato il ponte, lanciava i pugni al cielo, per sfida. Finch una notte Malachia guardando le stelle chiese: perch? Perch tanti sforzi, quel bambino crescer e far del male ad altri. Dammi un segno signore, affinch io lo possa abbandonare per aiutare una persona pi degna. E il segno venne, una stella si spense all'improvviso. La mattina dopo pioveva a dirotto. E Strappacuore cammin fino al ponte cantando una canzonaccia sguaiata e il fiume era gonfio e color sangue rappreso, e correva col rumore di un tuono, e il ponte oscillava per il vento. Il bambino si avvicin al ponte e mise la mano sulle corde, uno scroscio di vento e pioggia lo invest, e lui trem. E Malachia non fece nulla. Aspett. Allora il bambino sembr annusare l'aria, protese i pugni in un segno di sfida verso l'acqua nera, fece un passo e scivol, ma riusc ad aggrapparsi. E torn indietro. Si sedette sulla riva e pianse. Malachia non capiva. E nella pioggia, gli giunse la voce del bambino. Angelo, mio angelo, diceva, scusami se ho sbagliato. Forse ci che facevo era male, ma era cos bello sentirti, essere certo della tua vicinanza. Come ho amato ogni tuo soffio che mi ha portato via una farfalla, ogni scoiattolo che nascondevi, le tue grida di avvertimento tra i rami, i piccoli segni della tua presenza. E i sassi che tiravo, e che mancavano il bersaglio. Quale altro modo avevo di sentirti? Se tutto il resto del mondo era indifferente al mio male, al mio piccolo destino, tu non lo eri. E come mi piaceva sentire le tue mani che mi sostenevano sul ponte. E il tuo respiro che accompagnava ogni mio passo. E ogni volta, passandolo, alzavo le braccia al cielo perch avevo vinto. Vinto la mia sfida di sentirti vicino. Ora capisco. Non sar pi cos cattivo, Malachia. Sar normalmente cattivo come tutti. E sar solo. So che non tornerai mai pi, angelo, tu mi hai giudicato, e forse con ragione. E Malachia si avvicin al bambino e volle coprirlo dalla pioggia col mantello, ma la pioggia attraversava il mantello e bagnava il volto. E il bambino Strappacuore non lo sent. E si avvi, per il ponte di pietra, solo.
(si fa buio) Si  fatto tardi. Non credo che altri arriveranno. Forse posso riposare un po'.  buio laggi, c' solo qualche luce di casa. Un fal di foglie che si spegne, un filo di fumo, posso sentire l'odore. E vedo due fari in un viottolo di campagna. Forse due amanti. C' silenzio, ma il silenzio che c' quass  ancora pi terribile. Neanche il canto di un grillo. (entra una donna) Chi ?
UNA GIOVANE DONNA
C'ero anch'io. Viaggiavo nell'auto rossa laggi con mio figlio. Mio figlio  salvo?
ASTAROTH
Non posso dirlo io. Non posso.
DONNA
Non voglio sapere perch, non voglio tornare indietro. Voglio sapere soltanto se  salvo.
ASTAROTH
Siete voi che ci avete diviso. Come posso spiegarvi? Voi avete mandato quass lontano la piet e il perdono che non avete il coraggio di tenere per voi sulla terra. E qui ci sono leggi ancora pi spietate, qui si giudica, qui vi uccidiamo ogni giorno. E io sono legato a questo patto, voi mi avete legato, voi avete inventato l'inferno e in questo io abito. Se fossi vicino a te, sulla terra, ti direi. Faremo di tutto per salvarlo, faranno di tutto per salvarlo. Spera. Tuo figlio si salver. Ne sono sicuro.
DONNA
Questo mi basta. Grazie. Mille grazie, (si incammina verso la scala. Il diavolo annuisce, lei va, come se sapesse)
ASTAROTH
(ansimando, come dopo una grande fatica) Il patto  rotto. Ho parlato. Ho disobbedito ancora. Che io creda o non creda, che sia creatura vera o immaginaria, tra Dio e gli uomini sceglier sempre gli uomini, come gi ho fatto una volta. Non sono io ad aver diviso e spezzato. Io ho visto l'unione tra cielo e terra, io ho visto l'infinita variet meravigliosa, per questo sono stato cacciato la prima volta, per questo soffro e sono dannato ma non voglio pi giudicare. Giudicate voi, dal pi alto degli scranni celesti. Io darei tutti i prodigi dell'eternit per una preziosa breve vita sulla terra. Da l, soltanto da l si pu vedere l'eternit. Mentre da qui non si pu vedere la vita, nessuna vita, non si sentono le voci, neanche il canto di un grillo. E questo silenzio cieco, indifferente, spietato, voi lo preferite alla speranza?  ora che io ritorni al posto dove sono nato, ai miei simili, ai diavoli confusi e dubbiosi che abitano la terra. Cercate altri giudici e altre leggi, altri patiboli in terra e tra le nuvole. Li troverete, con facilit. La piet che vi manca vi aiuter. Giudicate e continuate a uccidere e potrete giudicare ancora.

(Si accende la luce di una porta, davanti alla porta c' una sedia a dondolo. Dal buio emerge Astaroth senza pi le ali, in camicia, si mette un cappello da contadino, posa una zappa. Si siede sulla sedia a dondolo, accende una pipa. Dentro la porta, si vede una donna che lavora. Iniziano a cantare i grilli. Astaroth dondola, guarda verso l'alto, verso le stelle.)
...
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...
FINE.